Ferrari, si ferma lo sviluppo della SF-26? Senza correlazione dati il team è nei guai
12/05/2026 07:30:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo una pausa forzata durata oltre un mese, la Ferrari è tornata in pista a Miami con una SF-26 e con l’ambizione di provare, per quanto detto, a sfidare la Mercedes, dominatrice della stagione. Malgrado le novità all'FTM, all'ala anteriore, l'arrivo dell'ala "Macarena", il nuovo fondo e una power unit aggiornata nel software, il team di Brackley, con la W17 priva di novità, ha comunque centrato la quarta vittoria del 2026, staccando la McLaren, la Red Bull e, ovviamente, una Ferrari scesa al ruolo di quarta forza in campo. Insomma, malgrado le attese e il lavoro svolto, la Rossa ha dato la sensazione di non essere cresciuta abbastanza per competere, in ogni scenario, contro i rivali e poter sognare in grande. E ciò è emerso chiaramente analizzando i tempi sul giro, che hanno mostrato come la Ferrari non avesse il passo neppure per il podio.

Passo, simulazioni... in difficoltà

Dalla lista dei tempi si nota come Leclerc abbia siglato solo il quinto giro più veloce, a sei decimi da Antonelli: un grosso gap, dovuto in primis alle carenze di motore, con un deficit di circa 30 CV dalla Mercedes. Nulla che, come si augurano in molti, possa essere colmato solo con il lavoro di affinamento della PU, ma soltanto con il lavoro extra possibile grazie all'ADUO, su cui il Cavallino, con difficoltà, si sta cimentando. A Miami, inutile girarci attorno, la Rossa ha vissuto un brusco risveglio dopo la sosta che aveva alimentato attese, complici anche le simulazioni della vigilia che, nei fatti, non sono state confermate appieno. E proprio su questo aspetto si è scagliato Lewis Hamilton nella sua analisi a margine del GP in Florida. “È questione di correlazione – ha detto Lewis – noi facciamo simulazioni e poi andiamo in pista e la macchina si comporta in modo diverso. In Cina ho avuto il miglior weekend senza simulatore. Andrò solo alle riunioni”.

La sentenza di Smedley

Una questione che, oltre a Lewis Hamilton, al podcast High Performance è stata analizzata anche da Rob Smedley, ingegnere inglese con un passato in Ferrari dal 2004 al 2013. "È un’esperienza demoralizzante, perché da un punto di vista tecnico si innesca un circolo vizioso in cui devi chiederti: ‘Cosa abbiamo portato? Cosa funziona? E cosa no?’. Se non c’è correlazione, se la galleria del vento o il simulatore non trovano corrispondenza con i dati in pista, allora bisogna ricominciare il processo di ingegneria inversa, tornando in galleria. Questo blocca tutto lo sviluppo, innesca un circolo vizioso. Così sprechi tempo in galleria del vento, limitato per regolamento. Se devi utilizzare quel tempo per capire perché la tua auto non si comporta bene anziché svilupparla, per dirla con un termine tecnico, sei fottuto".

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Foto copertina www.ferrari.com


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