A Miami, Lewis Hamilton ha riaperto un tema antico quanto la Formula 1: i piloti devono avere un ruolo nelle decisioni che cambiano il regolamento? La domanda arriva proprio mentre la FIA introduce modifiche al discusso pacchetto motori, senza aver consultato chi quelle auto le guida davvero.

Il sette volte campione del mondo non ha usato giri di parole. Per Lewis Hamilton, i piloti collaborano, discutono, si confrontano, ma restano fuori dalla stanza in cui si decide. «Non abbiamo un posto al tavolo», ha detto, sottolineando come le modifiche ai motori — nate dalle critiche di tifosi e piloti, in particolare Max Verstappen — siano arrivate senza un loro coinvolgimento diretto.
Hamilton ha ricordato anche il lavoro svolto nei test Pirelli:
«Parlate con noi, possiamo aiutarvi a ottenere un prodotto migliore».
Il punto è chiaro: chi guida le monoposto sente di poter contribuire a migliorare lo sport, non di volerlo controllare. Eppure, secondo lui, ogni tentativo di collaborazione si traduce in piccoli passi, un “disco rotto” che non cambia mai davvero la musica.
Dall’altra parte del paddock, le reazioni sono più sfumate. Fred Vasseur, team principal Ferrari, assicura che i piloti non sono esclusi:
«Fanno parte della discussione, li ascoltiamo e riportiamo il loro feedback alla FIA».
Carlos Sainz, in qualità di direttore della GPDA, è stato effettivamente consultato nelle ultime settimane, come confermato da James Vowles della Williams.
Ma proprio Vowles introduce il punto più delicato: troppi attori al tavolo rischiano di rallentare tutto. «Siamo già in troppi. Aggiungerne altri cinque non servirà», ha detto, pur riconoscendo l’utilità di un rappresentante unico che raccolga e trasmetta le opinioni dei piloti.
Il rischio, secondo lui, è che le discussioni si trasformino in battaglie di interessi, soprattutto in un momento in cui la F1 sta ridefinendo la ripartizione della potenza per il 2027, aumentando il peso del motore endotermico.
La richiesta di Hamilton apre un dibattito che la Formula 1 non può più ignorare: i piloti devono essere ascoltati, ma trovare il modo giusto per farlo senza bloccare il sistema è la vera sfida.
Tra esigenze tecniche, pressioni politiche e visioni diverse, la domanda resta sospesa: la F1 è pronta a dare davvero voce a chi la guida?
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