Regolamento 2026, il grande bluff: i piloti lo smascherano in qualifica
07/05/2026 11:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Nel paddock c’è una sensazione che non si riesce più a ignorare: qualcosa, nel regolamento 2026, continua a sfuggire di mano. Le modifiche introdotte sembravano aver chiuso le crepe più evidenti, ma appena i piloti hanno iniziato a spingere davvero, quelle stesse crepe sono tornate a farsi vedere. Non in modo plateale, non con un problema unico e riconoscibile, ma attraverso piccoli segnali, giri che si spezzano, potenze che svaniscono quando non dovrebbero, tempi che cambiano per dettagli impercettibili. È una tensione sottile, che scorre sotto la superficie delle dichiarazioni ufficiali: la sensazione che il limite non sia più solo la velocità, ma un sistema che reagisce in modo imprevedibile proprio quando si cerca di andare oltre.

 

Un problema che resiste alle modifiche

Regolamento 2026, il grande bluff: i piloti lo smascherano in qualifica

Una delle caratteristiche più discusse del regolamento 2026 continua a creare inquietudine nel paddock, nonostante gli aggiustamenti introdotti lo scorso fine settimana. Dopo le qualifiche, diversi piloti hanno ribadito che le regole sul propulsore li penalizzano proprio quando provano a spingere al massimo nei giri decisivi. Oscar Piastri ha riconosciuto che la Formula 1 ha fatto progressi nel ridurre il fenomeno del super-clipping, particolarmente evidente nelle gare precedenti. A Miami, complice la natura del circuito, il problema sembrava meno invasivo. Ma il pilota McLaren ha chiarito che il quadro generale resta tutt’altro che risolto.

«Per quanto riguarda l’abbassamento del limite di ricarica e la conseguente riduzione del super-clipping, la situazione è migliorata», ha spiegato a Viaplay. «Ma molti altri problemi rimangono invariati. Bisogna aumentare la velocità con molta cautela per evitare di consumare ancora troppa energia. Alcune cose sono migliorate, altre sono rimaste esattamente le stesse».

Il suo ultimo giro in Q3 lo ha colto di sorpresa: una perdita di potenza improvvisa, inspiegabile, arrivata proprio nel momento in cui stava costruendo il tempo.


«È stato davvero molto, molto strano», ha raccontato. «In Q1 abbiamo faticato, in Q2 sembrava tutto sotto controllo, poi in Q3 il primo giro non è stato buono e nel secondo ho avuto un super-clipping massiccio quando meno me lo aspettavo.»

 

Un effetto domino che colpisce tutta la griglia

Il problema non riguarda solo chi lotta per le prime file. Anche Lando Norris ha confermato che i motori li hanno “penalizzati” per aver accelerato troppo presto in uscita di curva, segno che la gestione dell’energia è diventata un equilibrio sempre più fragile. A metà classifica, la situazione non cambia. Alexander Albon ha pagato quasi quattro decimi rispetto al compagno Carlos Sainz Jr per una differenza minima nell’uso dell’acceleratore. Il team principal James Vowles ha spiegato che basta una variazione impercettibile per compromettere l’intero giro.

«Chiediamo ai piloti di fare molto per preparare tutto sul rettilineo posteriore», ha detto. «Una sequenza di azioni necessarie per ottenere il massimo. Quando lo fai, la differenza di prestazioni può essere estrema. Alex ha avuto un po’ di traffico e una piccola variazione nell'uso dell'acceleratore gli è costata decimi preziosi.»

 

Il risultato è un paddock che continua a convivere con un regolamento che, pur corretto, resta fragile. Un sistema che chiede precisione chirurgica e punisce ogni sfumatura. E una griglia che, a ogni weekend, scopre che il limite non è più solo la velocità: è la gestione dell’energia, spesso imprevedibile.

 

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