Quando la Formula 1 aveva aperto al mondo dell'ibrido, c'era il misto di paura e curiosità tipico delle innovazioni che si prospettano rivoluzionarie. Quel tipo di motore si stava diffondendo anche tra il pubblico generale, e si guardava con interesse ai potenziali sviluppi. Eppure, anche nel mercato tradizionale ha perso appeal, a causa di problemi di infrastrutture, nonché per il tradizionalismo di molti acquirenti. E così, quando la FIA ha lanciato la Formula E, l'onda dell'entusiasmo iniziale è scemata, e adesso è considerata quasi una categoria "tappabuchi". Pare abbastanza chiaro che nel mondo del motorsport, della gente che vuole sentire il suono del motore, non ci sia spazio per l'elettrico: perché la Formula 1 si ostina a continuare in questa direzione?
Il motivo è molto semplice: le case automobilistiche credono ancora nel mercato. O sono costrette a crederci, per via di leggi imposte dall'alto o investimenti milionari che devono fruttare in qualche modo. Era il 2021 quando la FIA si mise al tavolo con le squadre per parlare dell'attuale regolamento. La minaccia più grande era il Covid, nessuno si immaginava le guerre e la carenza energetica, o che l'Italia non si sarebbe qualificata ai Mondiali di calcio. I costruttori vedevano del potenziale, e anche i "piani alti" erano favorevoli a cambiare le carte in tavola, a fermare il dominio Mercedes, o ad attrarre nomi come Audi. E quale modo migliore per allenarsi, se non le competizioni più dure e selettive?

Il legame tra la pista e la strada va oltre la pubblicità del momento, è piuttosto un trasferimento di conoscenze, che guida in modo silenzioso decisioni e sviluppi. L'ultimo caso è la proposta di Ben Sulayem di tornare a un V8 meno elettrificato, più leggero ed economico, il quale si adatterebbe meglio al commercio, piuttosto che le power unit attuali.
Un piccolo esempio di un problema che bussa alla porta di questa Formula 1 moderna: il rischio è che i bisogni del mercato frenino lo spirito dello sport. Anche Christian Horner proponeva già tempo addietro di avere delle gare divertenti, con macchine veloci e rumorose, senza troppi cavilli. Facile a dirsi, per chi non ha una casa automobilistica alle spalle, e che aveva tutto da perdere con una powertrain factory ancora in via di sviluppo. Perciò, con grande smacco dei puristi, non possiamo immaginarci un motorsport che non guardi al futuro, anche se nei paesi mancano le colonnine di ricarica.