Il paddock si impunta: la Red Bull deve vendere la Racing Bulls
21/05/2026 18:00:00 Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo anni di discussioni e polemiche passate quasi in sordina, il paddock ha iniziato a prendere una posizione salda per quello che concerne la relazione tra Red Bull e Racing Bulls. Da quando il gruppo austriaco ha comprato l'ex Minardi, tutti sapevano che tra i due ci sarebbe stato del "clientelismo", nella forma di progetti passati, scie e favori in pista. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il modo con cui Liam Lawson ha fatto passare Max Verstappen nel GP di Miami, spostandosi sul lato come se fosse un doppiato; la regia internazionale non ha trasmesso alcun team radio, ma è lecito pensare che ci sia stata qualche comunicazione al pilota. 

Il gesto ha fatto arrabbiare parecchio Zak Brown, che da quel momento non si è limitato a lanciare frecciatine nelle interviste, ma ha persino scritto una lettera alla FIA per richiedere maggiore chiarezza. La sua posizione è stata appoggiata da altri team principal, tanto che la Formula 1 vorrebbe intervenire con il pugno di ferro, obbligando la Red Bull a vendere la Racing Bull. L'indiscrezione è partita da Auto Action, secondo i quali tutto il paddock si starebbe muovendo per portare a Mintzlaff e colleghi un accordo molto appetibile, affinchè ceda la sede di Faenza, a un valore stimato di circa 2 miliardi di dollari. 

Tra le due squadre rimarrebbe così la stessa partnership che c'è tra Ferrari e Haas, o tra Mercedes e Williams: va bene vendere il motore e altre componenti, ma in pista si lotta in modo equo e imparziale. Non si hanno certezze sul fatto che questo scenario diventi realtà, dato che non è la prima volta in cui esce questa voce, e tutte le carte sono sempre andate in fumo. 


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