Fernando Alonso arriva a Montréal con la calma di chi ha attraversato ogni tipo di tempesta. Il due volte campione del mondo, però, non arretra: parla di unità, di feedback, di precisione. E di un weekend in cui non arriveranno aggiornamenti, ma in cui si potrà lavorare sulla guidabilità e sulla gestione del propulsore Honda.

Alla domanda di Craig Slater sul suo ruolo nel tenere alto il morale, Alonso risponde con una lucidità che racconta tutta la sua esperienza:
«Penso che il nostro obiettivo principale, o diciamo la missione che abbiamo ora, sia quella di stare vicini alla squadra e cercare di migliorare tutti insieme il prima possibile; per questo dobbiamo essere uniti e, dall’abitacolo, cercare di fornire il miglior feedback possibile agli ingegneri e ai progettisti».
Il lavoro non riguarda solo il presente, ma anche ciò che arriverà nei prossimi mesi:
«Ovviamente ci sono un paio di filosofie diverse in arrivo nei prossimi mesi, sia in termini di concetto di motore che di aerodinamica, per cercare di migliorare le prestazioni, e sì, dobbiamo essere precisi nel feedback e in ciò che ci serve dal volante».
È un Alonso che non si limita a guidare: interpreta, indirizza, tiene insieme.
Slater gli chiede della volontà di Honda di dare ai piloti più fiducia nella guidabilità e nella gestione dell’energia. Alonso non si nasconde:
«Ogni fine settimana ha un obiettivo diverso. Questo fine settimana, purtroppo, non abbiamo alcun aggiornamento in termini di prestazioni, quindi ciò su cui possiamo concentrarci ora è la guidabilità e migliorare il modo in cui gestiamo la vettura, cercando di ottimizzare ciò che abbiamo al momento».
È un messaggio semplice: niente miracoli, niente scorciatoie. Solo lavoro, precisione, e la capacità di estrarre il massimo da un pacchetto che, per ora, resta quello.
Alonso arriva in Canada con la lucidità di chi sa che i momenti difficili non si aggirano, si attraversano. La sua missione è chiara: tenere unita la squadra, guidare il cambiamento, ottimizzare un weekend senza novità.
Montréal diventa così un passaggio di transizione, ma anche un punto in cui misurare la solidità di un gruppo che deve ancora ritrovarsi.
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