Canada selvaggio: la marmotta che ha cambiato il weekend di Albon
27/05/2026 21:04:00 Tempo di lettura: 4 minuti

C’è un momento in cui la Formula 1 smette di sembrare invincibile e torna a essere vulnerabile. Succede quando la velocità incontra qualcosa che non dovrebbe essere lì, quando il confine tra circuito e natura si rompe all’improvviso. Per Alex Albon, il weekend canadese è diventato questo: un episodio surreale, crudele e impossibile da dimenticare.

 

Un incidente inevitabile e un pilota sconvolto

Canada selvaggio: la marmotta che ha cambiato il weekend di Albon

Durante l’unica sessione di libere del GP del Canada, Alex Albon ha cercato di evitare una marmotta entrata improvvisamente in pista. Nel tentativo di scansarla, ha perso il controllo della sua Williams, distruggendo la FW48 e colpendo fatalmente l’animale.

Le marmotte sono una presenza abituale al Gilles Villeneuve: vivono tra l’erba e i muretti del tracciato, e ogni anno rappresentano un rischio tanto per loro quanto per i piloti. Albon, noto per la sua sensibilità verso gli animali, ha provato tutto il possibile per evitarla. Non è bastato.

La sua Williams è finita contro le barriere, riportando danni così gravi da impedirgli di partecipare alle qualifiche sprint. La fondatrice della PETA, Ingrid Newkirk, lo ha definito un “eroe”:

«Ha mostrato coraggio e compassione. Ha dato valore alla vita di un animale vulnerabile».

Ma l’associazione ha anche puntato il dito contro gli organizzatori: le misure deterrenti non sarebbero sufficienti, e la fauna locale continua a essere esposta a un pericolo che non può comprendere.

James Vowles, team principal Williams, ha raccontato lo stato d’animo del pilota: Albon era frustrato per aver perso metà della sessione, ma soprattutto scosso dall’aver colpito l’animale. Con la sua consueta ironia, Vowles ha aggiunto che Albon teme che sua madre «lo costringerà ad adottare una famiglia di marmotte».

 

Un episodio che riapre un problema noto del GP del Canada

Il circuito di Montréal è immerso nella natura. È parte del suo fascino, ma anche della sua fragilità.
Gli organizzatori hanno già introdotto barriere, reti e sistemi di dissuasione, ma gli animali continuano a trovare varchi, seguendo semplicemente il loro percorso naturale.

La PETA chiede misure più severe. FIA e FOM dovranno ascoltare: non è solo una questione di tutela animale, ma anche di sicurezza dei piloti.
Un impatto a oltre 250 km/h con un animale di medie dimensioni può avere conseguenze devastanti.

Albon si è trovato a partire 18° nel GP del Canada, dietro al compagno di squadra Sainz. Ma il suo weekend era già stato segnato da qualcosa che andava oltre la competizione: un promemoria brutale di quanto sia sottile il confine tra sport e natura.

 

L’incidente di Albon non è un’anomalia. È il sintomo di un equilibrio fragile che Montréal non ha ancora risolto.

La Formula 1 corre in luoghi vivi, attraversati da creature che non conoscono bandiere, velocità o limiti. E ogni volta che la natura entra in pista, ricorda allo sport la sua responsabilità. Albon ha fatto ciò che poteva. Ora tocca agli organizzatori fare il resto.

 

Foto copertina x.com

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