La rivoluzione regolamentare più invasiva della Formula 1 moderna, come era lecito attendersi, ha riservato numerose sorprese. L’unico rumor dei mesi scorsi che ha trovato conferma in pista è stata la bontà della Power Unit Mercedes, anche se il vantaggio sulla concorrenza non è minimamente paragonale a quello della prima generazione di motori turbo-ibridi (2014). Le sorprese in questa prima fase della stagione sono state comunque numerose. Scorrendo la classifica piloti, dopo sette round, Kimi Antonelli precede Lewis Hamilton, fresco vincitore del Gran Premio di Barcellona. Due piloti che per ragioni assai diverse non partivano con i favori del pronostico nel duello interno con i rispettivi team mate. Sicuramente il pilota anglocaraibico ha mal digerito la generazione di monoposto ad effetto suolo. Tuttavia questa nuova primavera del sette volte campione del mondo è anche figlia della migliore conoscenza reciproca tra il team e il pilota e di specifiche richieste del fuoriclasse originario di Stevenage. Scorrendo la classifica provvisoria di entrambi i campionati, la grande assente è certamente Aston Martin. Sul team di Lawrence Stroll gravavano enormi aspettative in virtù delle moderne facilities realizzate nell’avveniristico plant di Silverstone e in ragione dell’arrivo di importanti ingegneri, Adrian Newey su tutti. Purtroppo per il magnate canadese, il sodalizio tra la “Verdona” e Honda sta producendo risultati imbarazzanti. Una sorta di dejavu ancor più deprimente della partnership tra McLaren e il colosso nipponico iniziata nel 2015.
Sul fronte della unità di potenza, il ritardo rispetto agli altri costruttori ha obbligato la FIA alla definizione di una ulteriore soglia nella disciplina dell’ADUO. Il pacchetto di aiuti regolamentari approvato dalla FIA sblocca risorse extra fondamentali per consentire a Honda e al team di Lawrence Stroll di ridisegnare e sviluppare le componenti critiche del motore durante la stagione:

Il disastroso livello di competitività della AMR26 è stata una doccia gelata non solo per gli attuali piloti titolari. Un po’ tutti gli assi del volante hanno strizzato l’occhio al team di Silverstone in virtù degli enormi investimenti effettuati da Lawrence Stroll e dalla sua cordata di soci. Quello della “Verdona” è un caso singolare. La “cenerentola” dello schieramento è stata per mesi oggetto di desiderio di tanti piloti e non è detto che non possa essere così nei prossimi anni. Newey difficilmente realizzerà un secondo progetto tecnico fallimentare. Dal canto suo Honda avrà molto più margine di manovre per recuperare terreno nei confronti dei competitor. La seconda metà della stagione ci dirà se la scuderia di Silverstone potrà tornare ad essere una opzione valida in chiave 2027 per quei piloti che vivono con insofferenza un presente avaro di soddisfazioni.