L’ADUO sarebbe dovuto essere lo strumento per riequilibrare la Formula 1 del 2026 garantendo trasparenza, controlli e parità di sviluppo. E invece, a pochi mesi dal debutto delle nuove power unit, il sistema è già avvolto da sospetti, revisioni e accuse velate. L’ultima arriva da Damon Hill, che suggerisce un’ipotesi inquietante: alcune squadre potrebbero non mostrare la reale potenza dei loro motori per ottenere vantaggi regolamentari. Ma è la verità o sono soltanto illazioni?

La vicenda nasce dalla comunicazione della FIA che attribuisce alla Red Bull Ford il motore a combustione interna più potente della griglia. Una conclusione sorprendente, considerando che il team di Milton Keynes — almeno in questa fase — non sembra avere un vantaggio prestazionale tale da giustificare quel primato. C’è però un altro elemento da considerare: fino al GP di Barcellona è stata la Mercedes a vincere tutte le gare disputate.
Per questo la stessa Red Bull, attraverso il team principal Laurent Mekies, ha chiesto chiarimenti: la FIA deve verificare che i dati siano corretti, che la valutazione sia fondata e che il loro motore sia davvero il più potente.
La Federazione ha avviato una seconda revisione e, nel frattempo, il paddock continua a interrogarsi.
È in questo clima che Damon Hill, nel podcast The Undercut with Damon Hill and Mark Hughes, lancia un’ipotesi destinata a far discutere. Senza fare nomi, ma con una chiarezza che lascia poco spazio alle interpretazioni, afferma:
«È piuttosto interessante che ora, a quanto pare, ci siano persone che cercano di aggirare il sistema. Riteniamo che alcune squadre possano avere più potenza di quella che stanno mostrando, perché sanno che saranno penalizzate in un determinato momento a causa dell’opportunità di sviluppo dell’ADUO. Quindi si dicono: “Beh, non vi mostrerò quello che ho finché non avrete introdotto le modifiche, e solo dopo mi toglierò il mantello e rivelerò la mia vera identità”.»
È un’accusa implicita ma pesante: qualcuno potrebbe stare “giocando a nascondino” per rientrare nei parametri dell’ADUO, salvo poi liberare la vera potenza una volta ottenuto il via libera agli aggiornamenti.
Va fatta però una precisazione. L’ADUO, lo strumento che permette aggiornamenti extra ai costruttori in ritardo di prestazione, si basa su un presupposto delicato: la buona fede. In uno sport altamente competitivo come la Formula 1, questo principio potrebbe essere messo alla prova con estrema facilità.
Se una squadra decidesse di non mostrare la reale potenza del proprio motore, il sistema rischierebbe infatti di perdere efficacia. Ed è proprio questo il punto sollevato da Hill: un possibile gioco di ombre, di potenza nascosta e di dati “gestiti” per ottenere vantaggi futuri.
Il sospetto non riguarda soltanto la Red Bull. Hill non fa nomi e proprio questo rende la sua affermazione ancora più destabilizzante: potrebbe riferirsi a qualsiasi costruttore. Anche se, probabilmente, gli addetti ai lavori hanno già qualche idea su chi possa essere al centro di questi dubbi.
Foto copertina x.com
Foto interna x.com