Le power unit turbo ibride di seconda generazione si sono rivelate un azzardo dal punto di vista architetturale. La riduzione della potenza dell’endotermico in favore del paritetico apporto di energia dalla componente elettrica ha mostrato evidenti limiti nelle prime tappe della stagione. Le qualifiche, espressione della estremizzazione della performance sono state un shock ad inizio stagione.
La Federazione Internazionale ha varato diversi accorgimenti volti a ridurre il fenomeno del recupero energetico eccessivo e forzato, restituendo una dinamica di guida più fluida ai piloti ed evitando manovre di decelerazione artificiali nei rettilinei. In tal senso è stato imposto un limite di ricarica massima per giro riducendo il massiccio ricorso al Lift & Coast. È stato inibito il sistema che permetteva di ricaricare le batterie a pieno carico termico togliendo coppia all'albero motore proprio nelle fasi conclusive del rettilineo (Superclipping).
Nei prossimi anni, il contributo della componente endotermica aumenterà fino al 60% della potenza complessiva dei propulsori. Una scelta di buon senso che implicitamente conferma le carenze della attuale architettura delle unità di potenza.
La domanda sorge quindi spontanea: le monoposto di nuova generazione nel loro complesso come possono essere giudicate? In primo luogo sarebbe un errore confrontare le performance delle attuali Formula 1 con le wing car dello scorso anno. Il 2025 è stata l’ultima di quattro stagioni di continuità regolamentare e in ragione di tale stabilità le vetture della precedente generazione hanno raggiunto un grado di maturità elevato.
Un termine di paragone corretto per la valutazione delle monoposto 2026 è rappresentato dalle prime Formula 1 ad effetto suolo del nuovo millennio ovvero le vetture del 2022. Le qualifiche rappresentano la sessione in cui è possibile apprezzare la performance assoluta delle monoposto. Solo 5 delle prime otto qualifiche del 2026 possono essere messe a confronto con quelle del 2022. I motivi sono diversi: condizioni meteo diverse, edizioni non disputate o layout diverso come nel caso del tracciato del Montelò. Laddove il confronto è stato possibile, le monoposto della stagione in corso non sfigurano affatto rispetto alle prime wing car del 2022.
| Pole 2022 | Pole 2026 | Gap | Gap/Km | Note | |
| Australia | 1:17.868 | 1:18.518 | 0,650 | 0,123 | |
| Cina | Gran Premio non disputato nel 2022 | ||||
| Giappone | 1'29"304 | 1'28"778 | -0,526 | ||
| Miami | 1'28"796 | 1'27"798 | -0,998 | ||
| Canada | 1'21"299 | 1'12"578 | Nel 2022 Qualifiche disputata in condizioni di bagnato | ||
| Monaco | 1'11"376 | 1'12"051 | 0,675 | 0,202 | |
| Spagna | 1'18"750 | 1'14"679 | Nel 2022 presente chicane prima del mainstraight | ||
| Austria | 1'04"984 | 1:06.113 | 1,129 | 0,261 |
E’interessante osservare che i crono delle pole di Kimi Antonelli in Giappone e Miami, tracciati caratterizzati da segmenti con curve ad elevate velocità di percorrenza sono stati inferiori a quelli di quattro anni fa. Tutto questo nonostante il carico verticale garantito dal fondo vettura con canali Venturi era enorme.
Il gap peggiore si è avuto proprio in occasione del Gran Premio d’Austria in cui la pole di George Russell è stata più “lenta” di quella siglata da Max Verstappen nel 2022 (+1,129 secondi) nonostante il tracciato del Red Bull Ring sia percorra in poco più di sessanta secondi. Con lo sviluppo delle monoposto e i cambi regolamentari già deliberati per le prossime stagioni, le prestazioni delle belve ad effetto suolo potrebbero essere rapidamente superate.