In Ferrari erano consapevoli da tempo di poter ottenere l'ADUO da parte della FIA. Così come erano a conoscenza di trovarsi nella fascia del 4% di gap dal riferimento (a quanto pare l'ICE Red Bull), tale da poter mettere mano in modo significativo alla power unit: una mossa necessaria a causa dell'evidente gap di motore emerso rispetto ai rivali sin dai primi GP della stagione. Questa consapevolezza ha portato la Rossa ad attendere l'esito delle indagini prima di passare allo sviluppo del motore.
I risultati, di fatto, sarebbero dovuti arrivare dopo il GP di Monaco, ma le indagini supplementari avviate dalla FIA hanno causato ritardi. Malgrado ciò, le voci circolate negli scorsi mesi in merito alle attribuzioni ADUO non hanno lasciato spazio a dubbi: la Rossa potrà beneficiare delle opportunità di sviluppo legate all'unità motrice, potendo intervenire sulla propria power unit due volte nell'anno.
La Ferrari (che, a quanto ci risulta, aveva previsto di ottenere l'ADUO dall'estate 2025) ha programmato uno sviluppo della propria PU in due fasi: la prima è scattata con l'upgrade introdotto in Austria, mentre la seconda dovrebbe arrivare a fine estate.
Un primo step reso possibile grazie al lavoro della Shell sulla benzina e all'affinamento dello 067/6. Ma proprio su questo aspetto, secondo nostre fonti vicine alla Scuderia, i motoristi avrebbero riscontrato difficoltà nel trovare ulteriore potenza.
Per questo motivo, secondo quanto appreso, il balzo in avanti si attesterebbe, al massimo, su 5 cavalli di guadagno complessivo. Non molti, anche considerando una stima ottimistica, ma sufficienti in vista dello step numero 2 che la Ferrari introdurrà portando avanti l'idea del motore "caldo", con una temperatura dell'aria in ingresso di circa 100 gradi. Un obiettivo possibile grazie alla testata in acciaio, che consente di raggiungere pressioni in camera di combustione superiori rispetto alla concorrenza.
L'obiettivo dichiarato della Scuderia resta quello di ridurre sensibilmente il gap dalla Mercedes. Per riuscirci, i tecnici sarebbero pronti a intervenire sul turbocompressore dello 067/6, dopo che a inizio anno era stato scelto un turbo più piccolo rispetto ai rivali, sacrificando parte della potenza per massimizzare lo scatto al via. Con gli interventi introdotti dalla FIA per motivi di sicurezza, però, questo vantaggio è venuto meno e la necessità di una turbina più grande sta emergendo con sempre maggiore evidenza.
Un cambiamento che, però, potrebbe portare nuove difficoltà alla Ferrari. La SF-26, infatti, oggi risulta al via sostanzialmente alla pari dei rivali che, pur avendo turbine più generose, sono stati favoriti dalle modifiche regolamentari introdotte dalla FIA.
Intervenendo sulla geometria del turbo, e lasciando invariati tutti gli altri fattori, i tecnici guidati da Enrico Gualtieri saranno obbligati a lavorare anche sulla parte elettrica e sull'erogazione della potenza, altrimenti la Ferrari rischierebbe di ribaltare la situazione vista a inizio stagione, passando dall'essere la vettura più brillante in partenza a una delle meno efficaci.
Foto copertina www.ferrari.com