Nei giorni scorsi noi di Formula1.it abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere in esclusiva con Theo Pourchaire, alfiere del team Peugeot, che dopo aver vinto il titolo in Formula 2 e aver corso prima in Super Formula e poi in IndyCar si è accasato nel WEC al volante dell'Hypercar francese.
Di ritorno da Le Mans, dove ha concluso la sua seconda 24 Ore in undicesima posizione, abbiamo chiesto al francese se le affermazioni del team principal Emmanuel Esnault, che "realisticamente" voleva portare almeno una vettura in Hyperpole 2, fossero state determinate da ciò che il team aveva appreso durante la giornata di test e dal lavoro di simulazione, oppure se avessero già la sensazione che Le Mans avrebbe messo in luce alcuni limiti della vettura, a differenza di quanto era successo a Spa. Parlando di questo Theo ha risposto dicendo: "Credo che, sicuramente, le aspettative fossero forse un po' troppo, troppo alte, purtroppo".
"Ovviamente credo che sia sempre meglio avere aspettative alte piuttosto che aspettative troppo basse e, insomma, non essere ottimisti, ma sì, di sicuro non so cosa sia andato storto esattamente. Credo che il circuito di Le Mans non si sia adattato molto bene alla nostra auto e le prestazioni sono state molto peggiori di quanto ci aspettassimo. Pensavo che saremmo stati più vicini al gruppo di mezzo. Ma sì, è stata dura".
"Adesso sono più concentrato sulla guida e sull'estrarre il massimo da me stesso e dalla macchina, che è, credo, quello che ho fatto a Le Mans. Ovviamente sì, sono deluso, come tutti nel team, dal fatto che non siamo stati in grado di fare di meglio".
Continuando a parlare della 24 Ore di Le Mans, abbiamo discusso delle prestazioni mostrate sul Circuit de La Sarthe, con le auto che a livello di prestazioni erano praticamente le ultime in pista. Dopo la gara, molti tifosi hanno subito sottolineato l'ovvio, dando la colpa del ritiro della Peugeot al BoP, ma, guardando il tutto dal punto di vista del pilota, lui come ha vissuto la gara dall'abitacolo? Questa la sua opinione: "Penso che durante la gara fosse chiaro che stavamo faticando molto con il ritmo. Tra i nostri punti deboli, senza dubbio, c'erano l'uscita dalle curve, la difficoltà a riprendere potenza e la trazione, che era davvero difficile da gestire".
"A Le Mans poi c'è un bel rettilineo lungo, quindi si perde molto tempo e questo può costare parecchio. Inoltre, credo che anche nelle curve ad alta velocità non fossimo proprio ottimali, ad esempio nelle curve Porsche. Quindi ci sono molte cose che sappiamo di dover migliorare sulla vettura e penso che il team ci stia lavorando. Di sicuro però Le Mans, in questo senso, per noi è stato il circuito peggiore".
Guardando poi al futuro e al prossimo round che si svolgerà in Brasile, ha aggiunto: "Speriamo di fare meglio a San Paolo la prossima settimana, e anche nelle prossime gare ad Austin, al Fuji e negli ultimi due round. Per quanto riguarda il lavoro svolto dal team, invece, tutto è stato perfetto: nessun problema alle auto, ottimi pit stop, nessun problema da parte dei piloti. Sono molto orgoglioso di questo perché nessuno si è arreso, ed è davvero importante, specialmente quando le prestazioni sono così scarse. Bisogna sempre trovare la giusta motivazione, soprattutto durante la gara. Ovviamente abbiamo chiuso all'11° e al 12° posto e non è quello che volevamo. Ma torneremo più forti, ne sono convinto".
Analizzando esclusivamente i lati negativi di quel fine settimana e gli aspetti che il team transalpino dovrà invece migliorare, il francese non ha dubbi: "Penso che non dovremo ripetere gli stessi errori. In questo momento è molto importante per tutti. Quindi penso che dovremo migliorare davvero e fare un salto di qualità, che è fondamentale, e tutti lo sanno. Sapevamo che quest'anno sarebbe stata una stagione difficile, ma, come ho detto, non ci siamo mai arresi e abbiamo continuato a spingere fino all'ultimo giro della gara con la vettura che avevamo e con le prestazioni che avevamo, nonostante tutto quello che è successo. Adesso lavoreremo sodo. Abbiamo un anno davanti a noi per migliorare e tornare molto più forti per il 2027 e per Le Mans".

A differenza della Formula 1, nel WEC e nelle gare Endurance in generale, è fondamentale stare concentrati per tutto l'arco del proprio stint, ma anche per l'intero evento. Le Mans, come Spa e il Nurburgring per le GT3, è l'evento più importante, quello che dura 24 ore e che incorona il re della corsa.
Parlando di come facciano i piloti a mantenere la concentrazione per tutto questo tempo, Theo ha dichiarato: "Insomma, ora ci sono un po' più abituato perché l'anno scorso ho corso a Le Mans per la prima volta nella categoria LMP2, quindi durante la mia prima esperienza a Le Mans ho avuto modo di imparare molto su cosa fare e cosa non fare. Stare lì per un'intera settimana, partecipare alla mia prima Drivers Parade, fare tante interviste e tutto il resto. Devo dire che l'anno scorso ero un po' esausto all'inizio della gara. Penso di aver gestito la situazione molto meglio quest'anno, semplicemente essendo consapevole che dovevo mantenermi davvero rilassato quando potevo, prendendomi cura di me stesso, stando al fresco con l'aria condizionata e bevendo molta acqua. A volte è importante poi semplicemente isolarmi un po' dalla gente. Insomma, bisogna mantenersi nella giusta forma, per così dire, sia fisicamente sia mentalmente. E stavolta ha funzionato bene".
"Penso invece che il turno più difficile... Il primo che ho fatto è stato piuttosto intenso perché erano circa le 6:00 del pomeriggio, quindi faceva ancora molto caldo con il tramonto. Ed è il primo turno che fai a Le Mans, quindi sei un po' più stressato perché prendi la macchina, vuoi mantenerla al sicuro, non commettere errori e cercare anche di andare il più veloce possibile. Ma fa molto caldo, è molto intenso. All'inizio della gara, molte auto si trovano nelle stesse posizioni in pista quando si attraversa il traffico; le GT sono nella stessa zona, le LMP2 pure e anche le Hypercar, più o meno. Tutto è un po' più intenso. Ma è stata una cosa fantastica. Ricordo che dopo il mio primo stint quest'anno avevo perso molti liquidi e sono andato direttamente a farmi una doccia fredda. È stata la sensazione più bella di sempre".

Avviandoci poi verso la conclusione della nostra lunga chiacchierata con Theo Pourchaire, ricollegandoci anche a quanto detto prima riguardo alla competitività del WEC rispetto ad altre categorie motoristiche, gli abbiamo voluto chiedere se, alla luce di quanto è stato detto, pensasse che giovani piloti come lui, Mick Schumacher e Jamie Chadwick, che ha effettuato dei test con la Genesis, siano in qualche modo responsabili di un cambiamento di prospettiva, soprattutto rispetto all'opinione che molti fan hanno su qualsiasi categoria che non sia la Formula 1.
Molti infatti credono che chiunque non arrivi in Formula 1 e venga "scartato" sarà costretto a cercare un sedile in categorie inferiori come la Formula E o proprio il WEC. Parlando di questo Theo ci ha risposto dicendo: "Penso che sono, diciamo, l'inizio di questo cambiamento. Ma non solo io, ci sono anche altri piloti, come ad esempio uno dei miei compagni di squadra, Malthe Jakobsen, che è molto giovane, ha la mia età ed è davvero bravo nelle gare endurance. Penso che il livello salirà parecchio e credo che sia già molto alto adesso".
"Con l'arrivo, però, di sempre più piloti provenienti dalla Formula 2, da altre serie o anche di giovani riserve della Formula 1, il livello salirà sempre di più e anche i team stanno migliorando grazie a questo".
"Quindi è fantastico vedere tutto questo. Io credo fortemente nel WEC. È bello anche vedere le leggende della serie, diciamo piloti più anziani che hanno molta esperienza, e a volte si nota che grazie alla loro esperienza fanno la differenza in pista. E penso anche al mio altro compagno di squadra, Loïc Duval, che ha vinto Le Mans, è un campione del WEC e ha ottenuto tantissimi successi nella sua carriera; io imparo da lui. Ma anche lui impara da me su alcune altre cose e questo è fantastico".
"Penso di aver imparato molto da Loïc sull'assetto della vettura, su come parlare con gli ingegneri durante i debriefing dopo le sessioni e, insomma, su quella sensazione che lui prova in macchina, per capire esattamente cosa non va, cosa migliorare e per non andare nella direzione sbagliata. Credo di essere migliorato un po', soprattutto a Le Mans, e di essere stato un po' più rilassato e un po' più sicuro di me nel parlare con gli ingegneri, nel dare loro la mia opinione. Mi ha aiutato molto in questo".
In conclusione abbiamo poi accennato all'ingresso di Silverstone nel calendario del WEC 2027, una pista storica sulla quale Pourchaire ha già corso. Parlando di questo il francese ha risposto dicendo: "Penso che Silverstone sia, prima di tutto, un circuito che mi piace davvero molto. Mi diverto tantissimo su questo tracciato. Per me, soprattutto perché ci ho guidato molto in Formula 3 e in Formula 2. Quindi, per le monoposto, è uno dei migliori circuiti del pianeta, grazie al ritmo e a tutte le curve ad alta velocità. Ma sì, penso che sarà dura nella categoria Hypercar perché la gestione del traffico sarà fondamentale. Si può perdere molto tempo nelle curve ad alta velocità semplicemente, sai, rallentando dietro a una GT. Ma può essere anche bellissimo dal punto di vista della gara. Potrebbe piovere, e non capita spesso di vedere gare sul bagnato nel Campionato Mondiale Endurance, quindi, ehm, sì, è una cosa positiva. Penso che Silverstone sia un luogo molto popolare e, durante l'ELMS dello scorso anno, c'erano molti spettatori, il che è importante anche per lo sport, per renderlo più popolare, oltre a essere un posto fantastico da visitare".
Si ringraziano Theo Pourchaire e la Peugeot per la cordialità e la disponibilità mostrate nell'intervista. La riproduzione parziale di questo contenuto esclusivo è possibile previa citazione dell'autore (Giuseppe Cianci) e della fonte Formula1.it, con il link al contenuto originale.
Foto: Peugeot Sport