Il finale del Gran Premio di Gran Bretagna ha lasciato l’amaro in bocca e Martin Brundle, come molti tifosi, non ha esitato a denunciarlo. L’errore tecnico che ha generato l’illusione di un ultimo giro di battaglia, la rigidità del regolamento che ha spento sul nascere lo sprint verso il traguardo e la confusione che ha avvolto Silverstone fino alla spiegazione della FIA hanno trasformato un epilogo potenzialmente memorabile in un’occasione mancata.

Martin Brundle non ha nascosto la sua delusione per come la FIA ha deciso di far terminare la gara. A pochi giri dal termine, Max Verstappen esce fuori pista, rendendo necessario l’intervento della Safety Car. Il pubblico si alza in piedi, mentre la tensione cresce rapidamente. Per un istante, tutto lasciava immaginare un finale da manuale, un testa a testa secco, un giro unico per decidere la gara.
Quel momento, però, non è mai arrivato. Anche se il tabellone dei tempi ha annunciato il rientro della Safety Car, creando l’illusione di una ripartenza, quel messaggio era in realtà frutto di un errore tecnico: il regolamento impone che la vettura di sicurezza completi almeno un giro intero dopo la comunicazione. La gara, di fatto, era già destinata a chiudersi dietro la Safety Car. Silverstone è esplosa in fischi, mentre il paddock cercava di capire cosa fosse successo.
Brundle, nella sua rubrica, ha definito la situazione “deludente”, non per la scelta della FIA, ma per la struttura stessa del regolamento, incapace di gestire con flessibilità un finale che meritava un’altra storia.
Il parallelo con Abu Dhabi 2021 è stato inevitabile. Allora, il regolamento era stato interpretato con una generosità che aveva permesso un ultimo giro di battaglia tra Verstappen e Hamilton per il titolo mondiale. Una scelta controversa, figlia di una stagione intera costruita sul principio del “lasciarli correre”, che aveva aperto zone grigie e tensioni regolamentari.
A Silverstone, invece, è accaduto l’opposto: nessuna interpretazione, nessuna flessibilità, nessuna apertura. Le regole sono state applicate alla lettera e, proprio per questo, hanno impedito la possibilità di un finale combattuto. Brundle lo ha sottolineato con lucidità: non si può dire che la FIA abbia sbagliato, ma si può dire che il regolamento non è all’altezza dei momenti decisivi.
«Ne discutevo spesso con il compianto Charlie Whiting perché non ha senso che la safety car debba rientrare nel giro successivo, consentendo il passaggio ai doppiati, ma poi non permetta un restart immediato. Qualcuno ricorda Abu Dhabi 2021?»
Il punto è chiaro: la Formula 1 continua a oscillare tra rigidità e interpretazione, senza trovare un equilibrio che garantisca coerenza e spettacolo.
Brundle non si limita alla critica, ma propone anche alcune possibili soluzioni, o quantomeno una direzione da seguire. La più evidente è la revisione della procedura di restart: se il sistema permette un messaggio errato, va ripensato; se la regola impedisce un finale combattuto anche quando le condizioni lo permetterebbero, va modificata.
Il commentatore britannico suggerisce di ridurre la complessità della procedura di sdoppiaggio, di semplificare la sequenza di messaggi e di introdurre una maggiore elasticità nei casi in cui la gara si avvicina alla conclusione. Non per creare eccezioni, ma per evitare che la rigidità diventi un ostacolo alla competizione.
La sua analisi è un invito a guardare oltre l’episodio: Silverstone non è stato un errore umano, ma un limite che va eliminato.
Il punto della questione è che le regole sono numerose e complesse, quindi l’errore è sempre dietro l’angolo. Riuscirà la FIA a trovare una soluzione al problema emerso a Silverstone?
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