Per chiunque segua la Formula 1 in TV nel nostro Paese, il punto di riferimento televisivo è uno solo: Sky Sport Italia. Tra le fila della "squadra motori", direttamente dalla Sky Sport Tech Room, in ogni weekend è sempre presente Matteo Bobbi, soprannominato "il professore" per la sua capacità di spiegare in maniera semplice ed esaustiva anche gli argomenti più complessi legati allo sport che più ci appassiona.
Alla vigilia del weekend di Spa-Francorchamps, che come tutti gli appuntamenti del mondiale è stato trasmesso in esclusiva su Sky e NOW, noi di Formula1.it abbiamo avuto il piacere e l'onore di fare una lunga chiacchierata proprio con Matteo, affrontando insieme diversi temi.
Nato a Milano, prima di approdare in televisione Matteo è stato un grande pilota, campione GT e tester per la Minardi in Formula 1. Ripercorrendo quel periodo, appartenente a un'epoca molto diversa dalla F1 attuale, l'italiano ha raccontato: "È stata un'esperienza molto bella. Ovviamente il sogno di ogni ragazzo che inizia a correre è sempre quello di poter raggiungere il mondo della Formula 1, per correrci ovviamente, ma anche guidare una F1. Questo è un traguardo a cui aspirano tutti i piloti, per cui già aver avuto la possibilità di guidarla per due anni in maniera continuativa è stato sicuramente un grandissimo privilegio che mi porto dentro".
Bobbi si è quindi soffermato sul valore formativo di quell'esperienza: "È stata un'esperienza formativa, molto diversa dalle categorie minori. Io approdai in Formula 1 il primo anno arrivandoci dal campionato di Formula Nissan, lo stesso a cui avevano partecipato Fernando Alonso e Marc Gené, mentre il secondo anno ero allo stesso tempo collaudatore in Formula 1 e pilota nel Mondiale Gran Turismo con la Ferrari 550. Tutto questo è stato indubbiamente formativo, anche perché, a differenza di adesso, quando i test sono contingentati, all'epoca erano liberi e il limite era rappresentato solo dal portafoglio del team e dalle sue possibilità economiche".
"Come ho già detto, è stata un'esperienza bellissima che mi porterò dentro per tutta la vita e, allo stesso tempo, mi ha insegnato a lavorare in un contesto molto più ampio e diverso rispetto a quello delle altre categorie".
Matteo si è laureato campione Gran Turismo nel 2003. Siamo quindi entrati nel merito delle differenze sostanziali tra F1 e GT nella gestione della pressione e dello stress. Una categoria richiede concentrazione per stint molto lunghi, mentre nell'altra bisogna dare il meglio di sé a ogni singolo giro. Su questo aspetto, Bobbi ha spiegato: "In realtà, ormai nel GT, e in quello moderno ancora di più, ma già all'epoca in cui correvo io, si disputavano gare di durata affrontate con un atteggiamento da gara sprint. Ormai i livelli di performance sono veramente al massimo anche nelle 24 Ore, dove i piloti spingono dal primo all'ultimo giro come se fosse praticamente una qualifica. Inoltre, se vogliamo dirla tutta, c'è molta meno gestione nelle gare GT rispetto a quelle di Formula 1, poiché ci sono meno componenti da gestire e anche i pneumatici nell'Endurance vengono utilizzati per due stint senza problemi. In F1, invece, è tutto più controllato. Ti direi che non ci sia una grandissima differenza in termini di stress o di pressione. Nel momento in cui si compete e si corre, la pressione c'è sempre, a qualsiasi livello, perché la posta in palio è sempre importante".

"In Formula 1 ci sono più gare e quindi magari la differenza sta nella gestione dell'energia di un pilota. Ventiquattro Gran Premi contro dodici nel GT: cambia soprattutto questo. Poi, ovviamente, parliamo di monoposto contro GT e, per spiegare le enormi differenze tra queste due vetture, ci vorrebbero ore, ma sicuramente sono diverse dal punto di vista tecnico e della guida, non per lo stress che provocano".
Dopo la carriera in pista, Matteo Bobbi è diventato un vero e proprio punto di riferimento di Sky ed in particoalre della Sky Sport Tech Room. Un ruolo conquistato grazie alla sua enorme competenza, ma anche alla capacità di rendere facili e comprensibili concetti molto complessi per tutti i telespettatori che, ogni weekend, seguono la propria scuderia o il proprio pilota preferito.
Gli abbiamo quindi chiesto quale fosse la parte più complicata del suo lavoro a Sky, soprattutto negli interventi e negli approfondimenti realizzati durante il fine settimana di gara. Senza esitazioni, Bobbi ha individuato proprio nella capacità di semplificare la sfida principale: "La difficoltà è esattamente questa. Bisogna riuscire a spiegare argomenti che tendenzialmente sono abbastanza complicati, ma farlo con un tono e un vocabolario che siano il più comprensibili possibile per un pubblico il più vasto possibile. È chiaro che per me è molto più facile spiegare qualcosa a degli appassionati della materia, ma è più complicato riuscire a spiegare certi argomenti anche a persone meno avvezze".
Il riscontro più gratificante, però, arriva proprio da chi non possiede una preparazione tecnica specifica: "Capisco di aver fatto un bel lavoro quando qualcuno mi dice: 'Hai spiegato quell'argomento e sono riuscito a capirlo anch'io'. Quello è un bel complimento. Onestamente è ancora più bello ricevere una frase del genere da una persona esterna all'ambiente piuttosto che da un altro pilota o da una persona che lavora in questo mondo".
La nostra chiacchierata si è poi conclusa tornando a parlare di monoposto e analisi tecnica. Il lavoro di Bobbi, infatti, comincia già dalle presentazioni organizzate dai team prima dei test invernali. Capire se una vettura sia davvero "nata bene", però, non è mai semplice. Gli abbiamo quindi chiesto quali siano gli elementi sui quali concentra maggiormente la propria attenzione per valutarne il progetto.
"È chiaramente impossibile, limitandosi a guardare le forme, capire se una monoposto è nata bene o male. Indubbiamente devi seguirla nel suo percorso, nei suoi comportamenti, negli on-board, nelle telemetrie e negli sviluppi, e da lì ti fai un'idea del processo che sta seguendo quella monoposto. Indubbiamente, quando nascono le vetture e vengono presentate o scendono in pista nei test, è sempre bello e interessante vedere come è stato interpretato il raffreddamento, osservando le diverse filosofie adottate per le bocche dei radiatori e le pance, oppure capire quale filosofia progettuale si sta cercando di seguire".
In chiusura, l'italiano ha poi posto l'accento sulla varietà delle soluzioni tecniche adottate dai team: "Io trovo molto bello proprio questo: anche il fatto di osservare come ogni team interpreta la progettazione di una sospensione, dai punti di attacco fino ai più piccoli dettagli tecnici".
Si ringrazia Matteo Bobbi per la cordialità e la disponibilità mostrate nell'intervista. La riproduzione parziale di questo contenuto esclusivo è possibile previa citazione dell'autore (Giuseppe Cianci) e della fonte Formula1.it, con il link al contenuto originale.
Foto: Sky Italia