La McLaren è rinata grazie al color «papaya»: la storia di Zak Brown
17/08/2026 13:00:00 Tempo di lettura: 2 minuti

Lo scorso dicembre la McLaren ha sollevato la Coppa Costruttori per il secondo anno di fila, dopo una stagione a dir poco dominata. Guardando la bacheca dei trofei, non ci si ricorda che all’inizio del 2023 la vettura color papaya era il fanalino di coda della griglia e che, ancora prima, la squadra era sull’orlo del lastrico. A Woking c’era il rischio di dichiarare bancarotta, tra sponsor assenti, gare non concluse, screzi con i piloti e il motore Honda “da GP2”.

Zak Brown e Andrea Stella hanno trainato la rinascita, ringiovanendo l’ambiente e creando una leadership positiva e solidale. “Nel mio ruolo non devi essere un esperto di tecnica, ma di persone. Non posso sapere tutto di ogni reparto: per me parlano una lingua incomprensibile, ma è mio compito dare loro le risorse giuste”, ha spiegato il CEO della McLaren al podcast di The Race. “Quando arrivai, il team era distrutto: le persone litigavano sempre, i fan non erano contenti e, di conseguenza, neanche gli sponsor. Uscivamo dalla stagione peggiore di sempre, ma sapevo di avere in mano un grande marchio e grandi persone”.

Uno degli elementi vincenti del rebranding della McLaren è stato il look sgargiante e acceso, facile da notare in pista e distintivo per i fan sugli spalti. “Abbiamo dipinto la livrea color papaya, un tono più caldo, più accogliente, in contrasto con il grigio di prima. Nel paddock prima ridevano, dicendo che avevamo un’aria da Star Wars”, ha raccontato ancora Zak Brown. “Mi hanno accusato di fare tutto solo per i tifosi, e hanno ragione, ma non in molti capiscono che noi siamo qui grazie a loro. Abbiamo creato nuova fiducia nel team partendo dall’aspetto su cui sapevo di più, ossia il marketing”.

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