Bearman, il curioso ricordo prima di Monza che fa sorridere tutti
03/09/2026 14:41:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Bearman arriva a Monza con il cuore pieno di Milano: l’energia dei tifosi, i ricordi di una Cinquecento e la sensazione inattesa di sentirsi a casa in un luogo che ha segnato la sua crescita e che, nonostante guidi per la Haas, potrebbe rappresentare il suo futuro da qui a qualche anno.

Milano, Maranello e quella sensazione di appartenenza che non ti aspetti

Bearman, il curioso ricordo prima di Monza che fa sorridere tutti

Prima di Monza, Oliver Bearman si è ritrovato immerso in un’atmosfera che non era solo un evento: era un ritorno. In conferenza stampa lo racconta con una sincerità che sorprende, quasi come se Milano avesse riaperto una porta che conosce bene. Infatti, racconta dell’evento Ferrari di qualche anno fa:

«Ero all’evento a Milano… ed è stato fantastico da vedere», dice. La folla era lì per Charles e Carlos, certo, ma Bearman non si è sentito un ospite. Ha percepito qualcosa di più profondo: un legame che non nasce dal ruolo, ma dalla storia.

«Ho vissuto qui per tre bei anni… e vengo ancora molto spesso per il lavoro al simulatore.» E poi c’è Maranello, una parte del team che lavora lì ogni giorno, un pezzo di casa che si intreccia con la pista.

La frase che definisce tutto arriva quasi sottovoce: «La passione di questi tifosi… non l’ho mai provata da nessun’altra parte.»

Nemmeno nel Regno Unito, dove corre in casa. Milano, dice, “in un certo senso mi fa sentire a casa”.

È un dettaglio che racconta molto: Bearman non parla da giovane promessa, ma da qualcuno che ha trovato un punto di equilibrio emotivo in un luogo che non è ancora il suo, ma che per il momento accoglie come se lo fosse.

La Cinquecento rossa, la Lamborghini Diablo e un ricordo che spiega tutto

Poi succede qualcosa di raro: mentre parla Bearman, riaffiora a Hamilton un ricordo che sembra uscito da un film di formazione, di quelli che raccontano la strada che porta un ragazzo verso il sogno che inseguiva da bambino.

«Proprio mentre parlavi, mi è venuto in mente di quando correvo sui kart…»

E da lì parte un racconto che nessuno dei presenti si aspettava.

Una Cinquecento rossa, vecchia, a noleggio. Lui e suo padre che arrivano in pista con quella macchina che vibra, che arranca, che fa quello che può. E poi Nico che si presenta con una Lamborghini Diablo gialla. Una scena che si racconta da sola: un ragazzino con una Cinquecento che cerca di inseguire una supercar.

«Cercavamo di stargli dietro… e lui semplicemente sfrecciava via.»

E la frase che resta incollata alla memoria: «Questa è la cosa più figa di sempre, pazzesco.»

È un ricordo buffo, tenero, quasi cinematografico. E mentre lo racconta, Hamilton si rende conto della distanza — enorme e bellissima — tra quella Cinquecento che arrancava e la macchina che guida oggi.

«Pensare che oggi arrivo con questa macchina fantastica…»

La frase resta sospesa, come se non servisse completarla perché il senso si intuisce. Poi chiude ridendo: «Non ho visto nessuno arrivare in Cinquecento lì, ma… è davvero speciale.»

La conferenza stampa di Bearman, in cui entra anche Hamilton prima di Monza, non è stata una semplice analisi del weekend: è stata un piccolo viaggio. Un viaggio nella memoria di due piloti tanto diversi, ma accomunati dalla medesima passione dei tifosi, qualcosa di eccezionale, di cui vale la pena ricordarsi.

...

Foto copertina x.com

Tutte le news, le foto, il meteo, gli orari delle sessioni ed i tempi del Gran Premio d'Italia 2026

Seguici anche su TikTok Video brevi, curiosità e contenuti rapidi sul mondo della Formula 1.
Seguici

Tag
hamilton | monza | cinquecento | milano |