Aston Martin, Cardile avvisa: la vera svolta è già nel 2027
04/09/2026 07:47:00 Tempo di lettura: 7 minuti

Aston Martin non ha semplicemente migliorato la propria vettura: ha finalmente trovato un metodo in cui credere. È questa la vera svolta che emerge dalle parole di Enrico Cardile dopo il miglior risultato stagionale della squadra. Il grande pacchetto introdotto tra Ungheria e Zandvoort ha restituito prestazione, ma soprattutto ha confermato che il percorso tecnico intrapreso a Silverstone è quello corretto. E per una squadra che ha trascorso buona parte della stagione cercando risposte, la certezza di poter leggere correttamente ciò che accade in pista vale quasi quanto i secondi guadagnati sul cronometro.

Nonostante ciò, Cardile non nasconde le difficoltà attraversate né prova a trasformare un miglioramento in qualcosa che ancora non è.

«Dopo due weekend di gara con la nuova vettura, sono più tranquillo. Abbiamo fatto un buon lavoro, la correlazione è buona e la vettura si comporta in pista come ci aspettiamo».

È una frase che racconta molto più di un semplice progresso prestazionale: racconta una squadra che ha finalmente ritrovato fiducia nel proprio processo di sviluppo. Ciò che sta cercando di fare Aston Martin non è tanto salvare il 2026, ma utilizzare il 2026 per costruire le fondamenta del 2027. E proprio per questo la scelta più importante della stagione potrebbe essere stata quella di aspettare.

Il rischio di aspettare ha finalmente pagato

Aston Martin, Cardile avvisa: la vera svolta è già nel 2027

La decisione di rinunciare a una lunga sequenza di piccoli aggiornamenti è stata tutt'altro che scontata. In Formula 1, soprattutto quando una vettura non funziona, la tentazione è reagire immediatamente: portare qualcosa di nuovo a ogni gara, cercare un decimo, correggere rapidamente ciò che non convince. Aston Martin ha scelto l'opposto.

«È stata una decisione coraggiosa. Una decisione molto coraggiosa», ammette Cardile. Ma subito dopo arriva la convinzione che spiega l'intero progetto: «È stata la decisione giusta».

Il motivo è semplice: secondo il responsabile tecnico, lavorare continuamente con scadenze ravvicinate significa costringere gli ingegneri a vivere in una corsa permanente contro il tempo. Ogni settimana o quasi bisogna congelare un progetto, produrlo e portarlo in pista. Fermarsi, invece, ha permesso alla squadra di concedere più tempo agli aerodinamici, ai progettisti e agli ingegneri per ripensare concetti che non potevano maturare in appena quattro o cinque settimane.

«Eliminando la pressione del “devi consegnare qualcosa in quattro o cinque settimane”, abbiamo creato lo spazio per realizzare qualcosa di più incisivo», spiega Cardile. E aggiunge una considerazione ancora più netta:

«Non credo che avremmo potuto farlo con un approccio tradizionale e incrementale».

Il prezzo, però, è stato alto: Aston Martin ha dovuto attraversare diverse gare con una vettura poco competitiva, sopportando una pressione crescente dall'esterno.

«Dal punto di vista emotivo è stata molto dura», riconosce Cardile. Ma oggi, con i dati raccolti tra Budapest e Zandvoort, quella scommessa appare molto più comprensibile.

La differenza rispetto al passato non riguarda soltanto il carico aerodinamico. Infatti, la vettura è diventata più prevedibile e più facile da interpretare per i piloti. E questo, per Cardile, è fondamentale: quando il pilota non si fida delle reazioni della macchina al limite, perde inevitabilmente prestazione.

È proprio qui che si trova il valore dell'aggiornamento: non ha semplicemente reso l'Aston Martin più veloce, quanto piuttosto ha cambiato il modo in cui la vettura comunica con chi la guida.

Il 2026 finisce qui, ma il vero progetto è appena iniziato

Aston Martin, però, non vuole trasformare questo passo avanti in un punto d'arrivo. Al contrario, Cardile considera la vettura attuale soprattutto come una base per ciò che verrà.

«Questo è particolarmente importante perché questa vettura è il punto di partenza per il 2027», spiega. «Per quanto riguarda il telaio, ora abbiamo una buona idea di quale direzione prendere in futuro».

Per questo lo sviluppo aerodinamico dell'AMR26 è sostanzialmente concluso. Dopo le piccole modifiche portate a Zandvoort, Aston Martin non prevede altri grandi aggiornamenti, salvo eventuali componenti che possano essere utili anche per verificare la correlazione in vista del progetto successivo. Rimane invece il programma di riduzione del peso, che dovrebbe avvicinare la vettura al limite regolamentare entro Baku.

Il resto delle energie è già proiettato verso il 2027 e Cardile non usa mezze parole per descrivere ciò che sta prendendo forma:

«Ogni singola parte sarà nuova. Tutto sarà stato migliorato».

Il concetto di base rappresenterà un'evoluzione della direzione imboccata con la vettura attuale, ma senza alcun obbligo di conservare ciò che esiste oggi.

«Non abbiamo posto alcun vincolo a noi stessi in termini di cercare di trasferire qualcosa dalla vettura precedente», spiega. «In questo senso, sarà una vettura completamente nuova e ci dà la libertà e la mentalità per raggiungere ciò che vogliamo».

Anche il rapporto con Honda rientra in questa costruzione: Cardile riconosce che la squadra è ancora indietro in termini di potenza complessiva e indica nella guidabilità uno degli aspetti sui quali intervenire maggiormente. Honda, nel frattempo, sta lavorando su aggiornamenti hardware e software per migliorare il controllo e la gestione della power unit. Il messaggio, quindi, è tutt'altro che quello di una Aston Martin già arrivata.

Monza non deve dare risposte: deve fornire informazioni

Ed è proprio per questo che Monza assume un significato particolare. Cardile sa che il circuito italiano potrebbe mettere in difficoltà la nuova Aston Martin più di altri tracciati. «Monza è un circuito che metterà completamente a nudo i punti deboli della nostra vettura», ammette, sottolineando come la pista richieda soprattutto bassa resistenza aerodinamica e grande potenza sui rettilinei.

Ma un risultato negativo non cambierebbe la lettura della situazione. Infatti, per Cardile il valore del weekend non sarà misurato esclusivamente dalla posizione finale.

«Monza non sarà un weekend sprecato», spiega. L'obiettivo sarà comprendere come la vettura si comporta in un ambiente specifico e utilizzare quelle informazioni per continuare a svilupparla. È una prospettiva che fotografa perfettamente il nuovo approccio Aston Martin, ovvero quello di una squadra che non pretende più che ogni gara dimostri immediatamente di essere sulla strada giusta. Vuole invece costruire una sequenza di dati, verifiche e conoscenze che possa portare al risultato successivo.

E Cardile lo dice senza lasciare spazio a interpretazioni:

«Il nostro compito ora è estrarre quante più informazioni possibili dal 2026, perché tutto questo guiderà il progetto 2027».

La vera scommessa per Aston Martin, quindi, non è più il prossimo aggiornamento. È la capacità di trasformare finalmente gli errori, i mesi difficili e il grande passo compiuto a metà stagione in una base tecnica solida. Il 2026 può ancora regalare qualche soddisfazione, ma per Cardile la stagione è già diventata soprattutto un archivio di informazioni.

Foto copertina x.com

Foto interna x.com

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