Si dice spesso che in Formula 1 i giudizi più severi, le sentenze più pungenti, siano esclusivamente basati sull'ultimo risultato. Io preferisco una prospettiva diversa, cercando di leggere le prestazioni di oggi anche alla luce del passato, senza dimenticare il percorso che ha portato un pilota o una scuderia a quel risultato, che sia positivo o negativo. Potrei fare mille esempi di quanto queste due visioni possano condurre a conclusioni differenti, ma oggi voglio concentrarmi sulla narrazione che, ormai da qualche mese, accompagna quasi tutte le notizie che riguardano Valtteri Bottas.
Passare da una Mercedes capace di vincere mondiali a una Cadillac che fatica persino a raggiungere il traguardo potrebbe sembrare il modo meno gratificante di affrontare gli ultimi anni della propria carriera, l'assist perfetto per meme e derisioni. Eppure, per Valtteri Bottas, la sfida con la nuova scuderia americana rappresenta qualcosa di più della semplice possibilità di continuare a correre in Formula 1.
Il finlandese, intervistato dal Financial Times, ha raccontato le difficoltà incontrate durante la prima stagione della Cadillac, spiegando come il lavoro richiesto oggi dal team americano a un pilota sia profondamente diverso rispetto a quello svolto negli anni in Mercedes.
Ma dietro i risultati ancora decisamente modesti della squadra si nasconde anche una situazione interessante, sulla quale Formula1.it ha recentemente raccolto alcune informazioni direttamente dall'ambiente Cadillac. Informazioni che riguardano soprattutto il confronto tra Bottas e Sergio Pérez, due piloti con un passato in squadre di vertice, chiamati oggi a contribuire alla crescita di un progetto ancora agli inizi.
«Sapevo che sarebbe stato un anno difficile. Ci sarebbe stato molto lavoro da fare per risolvere problemi, compiere progressi e riuscire a far funzionare ogni area della squadra», ha spiegato Bottas.
Il finlandese ha conquistato dieci vittorie e 67 podi in carriera, trascorrendo cinque stagioni al fianco di Lewis Hamilton in Mercedes. Un'esperienza durante la quale il lavoro degli ingegneri era prevalentemente orientato alla ricerca di miglioramenti marginali su una monoposto già estremamente competitiva.
In Cadillac, invece, le priorità sono completamente differenti. Il team deve sviluppare contemporaneamente la vettura, le infrastrutture e i propri processi operativi, mentre prepara anche il futuro programma motoristico previsto dal 2030.
«Non si tratta soltanto di pensare a questo fine settimana, ma anche a cosa potrebbe aiutarci nel breve e nel lungo periodo. Bisogna guardare al quadro generale quando si parla dello sviluppo della vettura».
Una prospettiva che Bottas sembra aver accettato pienamente, mostrando particolare entusiasmo anche per le nuove strutture Cadillac di Silverstone, che ha definito le più impressionanti mai incontrate nella sua carriera in Formula 1. Quando il Financial Times gli ha chiesto se le nuove infrastrutture americane fossero addirittura migliori di quelle della squadra di Brackley, il finlandese ha risposto senza esitazioni: «Direi proprio di sì».
Non si tratta soltanto di investimenti e tecnologie. La Cadillac sta costruendo una struttura importante anche dal punto di vista organizzativo, con un ambiente di lavoro particolarmente apprezzato e capace di attirare professionisti qualificati provenienti da altre realtà della Formula 1. La posizione geografica rappresenta certamente un vantaggio: la sede britannica si trova nel cuore della cosiddetta Motorsport Valley, a pochi chilometri dall'Aston Martin a Silverstone e a breve distanza dalla Mercedes a Brackley; anche la McLaren a Woking appartiene allo stesso grande distretto motoristico inglese.
Una concentrazione di competenze che facilita il reclutamento di ingegneri, tecnici e specialisti già abituati a lavorare ai massimi livelli del motorsport. Per una squadra appena arrivata in Formula 1, poter contare fin dall'inizio su infrastrutture all'avanguardia e personale di grande esperienza rappresenta un vantaggio importante, anche se trasformare queste risorse in prestazioni richiederà inevitabilmente del tempo.
Tornando a un presente meno roseo delle prospettive, al netto di prestazioni non all'altezza ma in linea con quanto ci si attendeva all'esordio, il problema principale è sicuramente l'affidabilità. Nelle prime sedici gare della stagione Bottas ha collezionato otto ritiri, un dato particolarmente penalizzante per una squadra che ha bisogno di accumulare chilometri e informazioni.
«Quando incontri dei problemi, che siano nelle prove libere o in qualifica, è proprio in quel momento che non riesci a migliorare. Finisci per cercare di risolverli invece di concentrarti sulle prestazioni e su come rendere la macchina più veloce».
Sul lavoro di sviluppo emerge un elemento particolarmente interessante che possiamo portarvi in esclusiva. Secondo quanto appreso da Formula1.it, Bottas gode di una considerazione molto elevata all'interno della squadra, nonostante i risultati in pista possano suggerire una situazione differente.
Il finlandese viene descritto come un pilota estremamente preciso nel fornire indicazioni agli ingegneri, puntuale e costante negli appuntamenti al simulatore, oltre che particolarmente disponibile e rispettoso nei rapporti con il personale.
Caratteristiche che, in una squadra impegnata a costruire da zero una propria metodologia di lavoro, assumono un'importanza particolare.
Il giudizio raccolto su Sergio Pérez sarebbe invece sensibilmente diverso. Pur riconoscendo al messicano una maggiore velocità pura, all'interno del team non emergerebbe lo stesso livello di apprezzamento per il suo contributo tecnico, per una minore precisione nei feedback e una partecipazione meno costante al lavoro al simulatore rispetto al compagno di squadra, con diverse sessioni che il messicano non avrebbe effettuato.
C'è poi un altro elemento, forse ancora più importante per comprendere il distacco prestazionale tra i due piloti.
Secondo le informazioni raccolte dalla nostra redazione, Pérez dispone di una monoposto più evoluta rispetto a quella di Bottas. Dopo la pausa estiva, infatti, il messicano avrebbe beneficiato di un pacchetto di aggiornamenti sensibilmente più completo, mentre il finlandese avrebbe continuato a utilizzare una configurazione meno recente.
Una differenza che contribuirebbe a spiegare l'enorme distacco cronometrico osservato tra le due Cadillac negli ultimi appuntamenti, non riscontrabile nella prima parte di stagione.
Non si tratterebbe, tuttavia, di una scelta legata alla volontà di privilegiare Pérez. La distribuzione differenziata degli aggiornamenti risponderebbe soprattutto a due esigenze: contenere i costi di sviluppo, rispettando i vincoli del budget cap, e raccogliere dati comparativi tra configurazioni differenti su circuiti e in condizioni diverse.
Stando alle indicazioni ricevute, il Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin potrebbe rappresentare il momento del riallineamento tecnico: anche Bottas dovrebbe ricevere gli aggiornamenti già utilizzati dal compagno, consentendo un confronto più omogeneo tra le due vetture.
Dal canto suo, Bottas non sembra intenzionato ad alimentare rivalità interne. Parlando del rapporto con Pérez, il finlandese ha sottolineato come entrambi abbiano maturato esperienze sufficienti per comprendere quali debbano essere le priorità di una squadra ancora in fase di costruzione.
«Siamo stati in grandi squadre e abbiamo attraversato anche momenti più difficili in questo sport. Abbiamo visto entrambi cosa funziona e cosa no. Sappiamo che, a questo punto, dobbiamo mettere la squadra davanti a noi stessi».
Per Cadillac, la scelta di affidarsi a due piloti esperti non rispondeva soltanto all'esigenza di avere una coppia affidabile in pista, ma soprattutto a quella di accelerare la crescita tecnica e organizzativa della squadra.
Il contributo di Bottas, almeno secondo quanto ci viene riferito, sembra essere particolarmente apprezzato proprio sotto questo aspetto. Una dedizione che il finlandese conferma anche nelle proprie dichiarazioni, spiegando di trovare soddisfazione in un lavoro molto distante da quello che svolgeva ai tempi delle vittorie con Mercedes.
«Mi piace risolvere i problemi. Naturalmente vorrei correre nel gruppo e lottare per i punti, ma sapevo che quest'anno sarebbe stato difficile».
Foto di copertina di Luca Martini / WHYOUT Images