Dai tornanti della storia - F1 Alfa Romeo 177 F12

Dai tornanti della storia

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Quand'è che un secolo comincia per davvero? Forse quando irrompe qualcosa a spezzare la realtà come la si è sempre conosciuta, reinventandola, scrivendo per essa un sentiero nuovo; prendendosi il suo tempo e il suo spazio.

Dormiva l'ora dei campi, il ventesimo secolo della nostra gente: 1900 italiano, di paglia e di fieno, di spighe da attendere; orizzonte senza fumo e senza asfalto. Lo svegliò il primo vagito metallico, di ripetuti scoppi che lasciavano un'eco insolita; di lamiera lucida che rifletteva il sole della fatica. Con un alito di benzina, un mondo nuovo fece sentire la sua voce: fu il motore ad avviare un'epoca, fu quell'epoca a meritarselo, col fregio sibilante di un'antica casata, simile a un tracciato tortuoso; col simbolo di una città che aveva sotto di sé un paese da trascinare nel presente, sopra di sé un'Europa da raggiungere. Senza mai smarrire un'identità italiana che, quando è autentica, gli altri possono soltanto ammirare. 


Alfa Romeo 158 - Alfetta

Poi vennero le corse, avanguardia perenne a beneficio del presente; futuro sempre in marcia, sempre impegnato a spostare oltre la soglia appena raggiunta: di individui speciali che non smettono mai di sperimentare ciò che agevola il cammmino degli uomini normali; di piloti che cavalcano l'inedito, per farlo diventare nuovo tra le mani degli automobilisti. Lo scrisse Dino Buzzati, all'indomani della morte di Alberto Ascari, che i piloti vanno paragonati agli scienziati, ai pionieri: spostano sempre oltre la soglia delle conquiste umane, incarnano l'essenza del progresso; altrimenti sarebbe soltanto un gioco senza senso di rischio e di ruote.

Fangio su Alfa Romeo 159

E il motore cominciò a impregnare l'aria del suo respiro, a far sollevare in volo gli uccelli col suo fragore; protetto da livree sempre più lucide, sotto un sole che sembrava appiccare il fuoco tra gli aranceti della Targa Florio o sotto la pioggia sottile, gelida come le ultime tappe della Mille Miglia. Con la mano sopra gli occhi per la troppa luce o sotto ombrelli pesanti stava lo sguardo di un popolo entusiasta che cercava di afferrare un istante, uno solo, dei bolidi che percorrevano strade scolpite dai carri, dove i soldati del rischio erano uno sparuto esercito che raccontava il vento a un'umanità assiepata ai bordi, che ieri come oggi si domandava cosa si provasse a stare a cavalcioni di un fulmine. 

F1 Alfa Romeo 177 F12

Si vestiva di rosso, l'Italia delle corse; ancora a metà tra fabbrica e laboratorio, anima artigianale che cominciava a vestirsi da industria. Erano verdi gli inglesi, i francesi blu, Bianchi i tedeschi. Come poteva affrontarli un'Italia quasi ancora del tutto contadina? Invece di rincorrerli, imparò a superarli: con il cuore della sua inventiva, vestita del suo stile inimitabile. E il primo rosso che fece vibrare un asfalto ancora raro, prima di indicare la via a un altro tono dello stesso colore, portava in sé venature di sangue e melograno, più fulvo e più scuro, come le sfumature di un tramonto dilatato, che quasi nasconde la notte, perché il giorno aspetta sempre di risvegliarsi a un nuovo traguardo. 

Alfa Romeo 179

In fondo quelle folle contadine, coi cappelli grezzi calcati sul capo, coi visi cotti dal sole e dall'aria, che ancora si accalcano sul ciglio di strade polverose in tante foto in bianco e nero, non sono diverse dagli appassionati di oggi, con le videocamere digitali e gli smartphone che mettono a fuoco l'ingresso di una curva: prima o poi, dai tornanti della storia, vedranno sbucare un'Alfa Romeo. 


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alfa romeo | storie f1 | italia corse | alberto ascari |


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