GP GIAPPONE - IL PENSIERO: alla Ferrari ora manca una guida

GP GIAPPONE - IL PENSIERO: alla Ferrari ora manca una guida

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1920

È abbastanza chiaro a tutti ormai quello che tentavamo di dire subito dopo Monza e soprattutto mentre si concretizzava la debacle di Singapore, contro il quasi totale scetticismo di coloro che, anche con le migliori intenzioni, gridavano al complotto contro la Ferrari.
Non si sa bene di chi, FIA? Mercedes? Non si sa bene come. E cioè quella spaccatura che paventavamo in pochi, logicamente inasprita man mano che il titolo cominciava ad allontanarsi, e che nasce lentamente dopo la tragica notizia di Marchionne.
Il presidente aveva promesso delle cose, alcune irreversibili come il contratto di Leclerc già firmato, altre in divenire, Binotto Team Principal, Mekies ex FIA Direttore Tecnico, e non ultimo un riassetto tecnico e operativo in pista, che ha mostrato tante lacune decisionali, specialmente sotto stress.


È chiaro che in F1 ci sono sempre lotte, c’è sempre qualcuno che vuole mangiare qualcun altro. Insomma si cerca con ogni mezzo di prevalere. Un team che per vincere deve scalare una montagna, senza distrazioni, con una guida e un obiettivo fisso.

Il punto invece è che il team italiano ormai da Monza non sia più focalizzato all'aspetto sportivo, ma stia combattendo una lotta con se stessa in un tutti contro tutti.
Attualmente Malato. Vittima di se stesso.
Esattamente come quando ognuno di noi dissipa le sue migliori energie per risolvere i conflitti con se stesso. Questa malattia la ritroviamo in pista, ai box e nelle decisioni che vengono prese o non vengono prese. Ma è solo la punta di un iceberg, anzi di un disagio.
In tutto questo Arrivabene non è responsabile.

Non ha la responsabilità di ciò che non ha deciso lui. Di ciò che in fondo non ha l’esperienza politica e operativa che un team del genere richiede. C’era Marchionne per quello.
Non parlo di vincere un Gp o fallire una qualifica.
La Ferrari è planetaria, e richiede immense responsabilità, e poteri di preveggenza nel decidere la politica del team.
È un accompagnatore del team, sicuramente un grande tifoso in un periodo di ricostruzione, quando c’e stato un cambiamento duro e forse anche qualche brutta figura da fare, ma poco o nulla da decidere.

Ecco, ora che è arrivato il momento che qualcuno debba decidere cose essenziali per il bene della gestione sportiva, ci chiediamo se possa essere lui la persona giusta, quella che attacca in pubblico il team senza pensare al bene del team stesso. Che non vorrebbe cambiare lo status quo (avrebbe tenuto Raikkonen per esempio).
Che parla di "pistaioli" e ancora di team giovane, dopo 4 anni e quasi 80 gran premi come TP.
Serve carisma e competenza, e serve essere stimato e temuto dall'ambiente. Servono tante cose, ma una più di tutte, cioè che Elkann, dopo Enzo Ferrari, Montezemolo, Marchionne, ha ereditato la carica di Presidente, non lasci a nessun altro decidere da Presidente.

Autore: Giuliano Gemma (@GiulyDuchessa)

Articolo originale su f1analisitecnica.com

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