Ferrari, cosa ti è successo?

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2 settembre 2018. Gran Premio d’Italia. Dopo un’entusiasmante vittoria a Spa, ci sono due Ferrari in prima fila, pubblico in delirio, per una vittoria che sul tracciato di casa manca dal 2010, e per un possibile titolo mondiale, che manca dal 2007. classifica mondiale, prima del via: Hamilton 231 punti, Vettel 214, nonostante la gara di Hockenheim dove Seb, nei confronti di Lewis, per un suo errore gratuito, è passato dal possibile +7 a -25. La Ferrari sembra la macchina da battere

7 Ottobre, gran premio del Giappone; doppietta Mercedes, quarta vittoria consecutiva di Hamilton (una, in realtà, per decisione del muretto), che in classifica si porta a 331 punti, contro i 264 di Vettel; mondiale, di fatto, finito. Siamo tornati al 2016 e agli anni precedenti; Mercedes che domina, gli altri che arrancano, la Ferrari nel pallone più assoluto, il muretto e i piloti, consapevoli che l’inerzia è cambiata, nel tentativo di inventarsi qualcosa, rischiano, e sbagliano.


Cos’è successo?

La Ferrari non ha certamente capitalizzato la propria superiorità nella prima parte della stagione; l’errore di Vettel in Germania è solo il caso più clamoroso, ma ci sono state gare in cui, pur essendo la macchina più veloce, la Ferrari non ha raccolto il massimo, per incidenti (Cina, Baku, Francia, in parte la stessa Monza) , magari non sempre per proprie colpe (ma sta di fatto che a Hamilton certi contrattempi non capitano mai…) , o per non aver sfruttato al massimo la macchina in qualifica, come a Montecarlo o a Budapest, dove il sabato conta più della domenica. Difficile dire dove saremmo oggi, a parità di evoluzione tecnica e di sviluppo, limitando, quantomeno, gli errori. Di sicuro il mondiale sarebbe ancora aperto. Ma alcune considerazioni si possono fare già oggi.

La prima è l’evidente differenza di organizzazione del team Mercedes rispetto alla Ferrari, in particolare tra i due team-principal; nel momento di difficoltà, a Stoccarda si sono rimboccati le maniche, hanno ricominciato a sviluppare la macchina, con una chiara gerarchia tra i due piloti, riconfermati da tempo anche per la prossima stagione, che non commettono mai errori in pista. A Maranello invece, appena la competitività è venuta meno o declinata, hanno cominciato ad azzardare e a sbagliare, sia i piloti che il muretto (ultimo esempio, imbarazzante, le qualifiche di Suzuka), senza strategie e gerarchie chiare, come a Monza, con un pilota palesemente ricusato e già messo alla porta, che dal suo ritorno in rosso non ha vinto nemmeno una gara, e che malvolentieri accettava il ruolo di seconda guida (che invece Bottas ha messo nero su bianco firmando per la Mercedes). Ma gli azzardi del box di Maranello si vedono anche nello sviluppo, con set-up aerodinamici e meccanici regolarmente inadeguati il venerdi e che si tentava di correggere il sabato, una macchina sempre scivolosa in uscita dalle curve lente, sempre in difficoltà nel bilanciamento tra anteriore e posteriore.

Ma soprattutto, e probabilmente qui c’è la vera causa di tutte le magagne, c’è l’involuzione delle prestazioni motoristiche della rossa; per tutta la stagione ci si era meravigliati di come la Ferrari avesse colmato lo storico gap di potenza con la Mercedes, non solo in termini di velocità di punta ma anche di trazione. Ebbene, la Ferrari ha usato, dall’inizio del mondiale, un trick sulla parte elettrica della PU, ulteriormente aggiornato in Austria, che la FIA, ufficialmente, ha sempre considerato legale. Questo trick, pare, desse alla PU di Maranello un surplus di 15 CV. Ma ufficiosamente, come già accadde lo scorso anno con il fondo flessibile, sembra che la federazione abbia “consigliato” i tecnici di Maranello di eliminare questo dispositivo, durante la sosta estiva; e guarda caso, da allora le prestazioni della SF71H sono visibilmente scemate. A pensar male, si sa, si fa peccato…

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