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Se Vettel avesse lasciato subito la posizione, Leclerc avrebbe vinto?

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Se Vettel avesse lasciato subito la posizione, Leclerc avrebbe vinto?

Il tema della giornata è la mancata vittoria della Ferrari. Se qualcuno l’avesse pronosticata qualche settimana fa ci sarebbe stato da ridere, ma dopo le ultime, entusiasmanti, prestazioni, la SF90 sembrava essere diventata uno schiacciasassi. Più per merito di Leclerc (9), in grado di rifilare quasi mezzo secondo al compagno di scuderia, che per una supremazia vera e propria che, in sostanza, si è manifestata solo in qualifica. In gara infatti, sia a Spa, che a Monza, che a Singapore, che a Sochi, la Mercedes è stata la macchina da battere e solo le strenue prove di forza del monegasco, unite alla lungimiranza delle strategie, avevano permesso al Cavallino Rampante di cogliere tre successi consecutivi.


Oggi sono mancati un po’ entrambi questi elementi, ma forse è mancato soprattutto il rispetto delle regole. Vettel (7), a cui era stato restituito il favore di Spa con il successo in terra asiatica, non avrebbe dovuto approfittare della scia lasciata dal compagno e, anziché spingere come un indemoniato (che possa essere anche quello uno dei motivi della rottura del suo motore?), farsi subito da parte per permettere al poleman di fare il ritmo. In questo scenario Charles si sarebbe comunque fermato per primo e avrebbe avuto quel vantaggio necessario per non perdere la testa dopo l’intervento della Virtual Safety Car. C’è poco da obbiettare sul fatto che si trovasse a quattro secondi al momento della sosta: si tratta di un distacco tecnico “inevitabile” per chi segue su questa pista, come dimostrato sia da Hamilton, quasi mai in grado di scendere sotto i 3 secondi dalla seconda posizione, sia successivamente anche da Bottas (6). Tradotto: se Leclerc fosse stato in testa sin dall’inizio avrebbe avuto probabilmente lo stesso tipo di vantaggio che gli era stato inflitto da Vettel e un cuscinetto fondamentale per non perdere la posizione sul campione in carica.

Nonostante il team abbia provveduto con una maliziosa strategia a rimettere in riga il tedesco ormai la frittata si profilava con un’evitabilissima rottura della power unit in grado di mettere fuori gioco entrambi i piloti, e a poco sarebbe servita una piazza d’onore, per cui non ci sentiamo di biasimare troppo il numero 16 per la tardiva scelta delle gomme morbide.

Hamilton (10) invece, come sempre, si è fatto trovare al posto giusto nel momento giusto e ha colto l’ennesimo successo della stagione, portandosi a sole 9 lunghezze dal record, apparentemente inavvicinabile di Schumacher. L’ipoteca sul mondiale il buon Lewis l’aveva piazzata addirittura prima dell’Austria, quindi è inutile parlarne, ma gli va dato merito di aver rotto le uova nel paniere di Maranello con una qualifica eccellente e di non essersi mai fatto prendere dallo sconforto a differenza del rassegnato compagno finlandese, nonostante i numeri giocassero tutti a proprio favore. Un successo, quindi, più che mai meritato.

Verstappen (7), quarto, ha fatto il compitino in attesa di vederlo in grande spolvero in Messico, mentre meritano un plauso sia Sainz (8) che soprattutto Perez (9) per gli ottimi risultati ottenuti contro le aspettative. Catastrofiche le nostre Alfa (2), evidentemente incappate in un week-end negativo dopo essere riuscite ad andare a punti con Giovinazzi nelle ultime due gare.

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