L’anno che verrà

L’anno che verrà

Caro amico ti scrivo… Perché adesso anche la giudice matematica ha sentenziato che Lewis Hamilton (10 e lode) ha vinto il sesto titolo mondiale, anche se noi, che siamo un po’ presuntuosi, lo sapevamo già da diversi mesi.

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Caro amico ti scrivo…

Perché adesso anche la giudice matematica ha sentenziato che Lewis Hamilton (10 e lode) ha vinto il sesto titolo mondiale, anche se noi, che siamo un po’ presuntuosi, lo sapevamo già da diversi mesi.

L’ha vinto perché è arrivato primo in dieci gare su diciannove, e secondo in altre quattro. L’ha vinto perché è molto forte, ed è seduto sulla macchina più forte. L’ha vinto ancora una volta, ed è la quinta in sei anni, perché non ha mai sbagliato e si è sempre fatto trovare posto giusto nel momento giusto. E poi non gli è mancato quel pizzico di fortuna che male non fa.

In questa stagione non ha avuto praticamente problemi: solo qualche fastidio creatogli dal compagno nelle prime settimane, ma quando il gioco si è fatto duro Bottas (7) ha smesso di giocare. Se proprio vogliamo trovare un difetto nella strepitosa annata di Lewis, questo può essere rappresentato dal numero delle pole position: ne ha fatte quattro, ben tre in meno del recordman di stagione, segno che forse qualcosa sta cambiando. Ma poco importa: quel record gli appartiene già da diversi mesi, ed ora pensa solo ai prossimi, che probabilmente riuscirà ad accaparrarsi nel 2020.


L’anno vecchio in realtà non è ancora finito: mancano due Gran Premi, ma serviranno solo per gli amanti delle statistiche e per chi continua a credere che questa Formula 1 possa offrire ancora qualche motivo di interesse. In realtà leggendo i freddi numeri scopriamo che la supremazia della Mercedes, apparentemente messa in discussione dal Belgio in poi, è stata schiacciante come nei primi anni dell’era ibrida: quattordici vittorie e nove doppiette su diciannove gare, il che significa che agli avversari sono rimaste solamente le briciole.

Le gomme hanno giocato un ruolo fondamentale: non è un caso che Hamilton abbia costruito buona parte dei suoi successi (compreso il secondo posto nella gara di oggi) sulla capacità di farle durare a lungo, lui che sino a qualche mese fa aveva la nomea di distruggerle prima degli altri. E non è un caso nemmeno che quelle usate in questa stagione siano state le stesse create ad hoc per la Mercedes proprio nel 2018. La stella a tre punte aveva fatto credere, nei test invernali, di essere in grave difficoltà, ma sono state sufficienti un paio di settimane per portare una macchina nuova in grado di dettar legge senza soluzione di continuità. E così, mentre molti aspettavano, invano che la Ferrari (2), data per grande protagonista, tirasse fuori il coniglio nel Q3 australiano, in quel di Stoccarda se la ridevano sotto i baffi del buon Dieter Zetsche, che ci piace ricordare nel giorno di questo ennesimo trionfo tedesco.

Il Cavallino ha deluso su quasi tutta la linea: dalle prestazioni, che sono migliorate grazie alla cura anabolizzante sul motore, all’affidabilità, visto che la monoposto si è dimostrata una delle più fragili dello schieramento, passando per le strategie, come al solito spesso cervellotiche. Al suo interno è sbocciato a fatica il fiore di Leclerc (8), attualmente terzo, e detentore del maggior numero di partenze al palo. La sua vittoria a Monza ha del leggendario e fa passare in secondo piano diversi errori più o meno marchiani comunque perdonabili per uno dei più giovani piloti ad indossare la tuta rossa. Molto male Vettel (5): senza il paravento Raikkonen ha messo a nudo i suoi limiti, venendo battuto dal più inesperto compagno di squadra. Il verdetto non è ancora definitivo, ma di certo non accettabile per un pilota che ha vinto, pensate, quattro titoli mondiali.

Questo ci permette di tornare alla necessità di riequilibrare i valori in campo: nel decennio che si conclude si sono alternate al comando solo due scuderie, mai così poche nella storia della Formula 1. Caro amico, l’anno che verrà sarà la continuazione di questo, forse solo le gomme uguali per tutti non permetteranno alla Mercedes di fare sempre il buono e il cattivo tempo. Ma noi siamo fiduciosi: sullo schieramento si sono affacciati tanti giovani talenti che stanno maturando e prenderanno il posto degli attuali campioni. La televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando.

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