Radio paddock: Vettel da eroe a spia e traditore

Radio paddock: Vettel da eroe a spia e traditore

Storia di un (improbabile) percorso che avrebbe portato il 4 volte campione del mondo ad essere al centro di un piano vendicativo nei confronti della Ferrari, colpevole di averlo abbandonato.

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Nel paddock girano voci, è sempre stato così. È una sorta di radiolina ad onde corte post apocalittica da cui ogni tanto QUALCUNO dice di aver ascoltato QUALCOSA. E se in passato è capitato che alcune informazioni siano risultate vere, come l’incredibile passaggio di Hamilton dalla McLaren alla Mercedes nel 2013 (annunciato clamorosamente da Eddie Jordan), a volte questi rumors sono appunto solo tali, rumori, fastidiosi rumori di un ambiente che in questo periodo forse è anche annoiato dal monopolio della Mercedes e del re nero.

In tante altre occasioni su queste pagine abbiamo volutamente ignorato la radio paddock, il gossip lo lasciamo volentieri alla Barbara nazionale. In questo caso però vogliamo con forza smontare una di queste voci che da ieri fanno particolarmente rumore: la gola profonda, la spia, che avrebbe aiutato la FIA ad identificare la zona grigia ed irregolare della Power Unit Ferrari nel 2019, sarebbe Sebastian Vettel in virtù di un accordo segreto con Wolff e l’approdo alla futura Aston Martin.


In tempi di complottisti, di no-vax, di no-mask, e di gilet arancioni non ci stupisce in fondo che anche in F1 qualcuno abbia voglia di sparare qualche cazzata! Ma facciamo le cose per bene, ricostruiamo i fatti e smontiamo questa assurda ipotesi


Alla luce del sole

Estate 2019: la Ferrari domina i Gp del Belgio e d’Italia grazie soprattutto a velocità di punta inarrivabili per tutte le altre monoposto. Il motore Ferrari, in realtà, è da più di un anno in cima alla classifica per quanto riguarda la potenza erogata, ma la configurazione a basso downforce della SF90 nei due velocissimi circuiti mette in evidenza questa superiorità al punto che in tanti cominciano a sospettare. Tutti parlano, tutti sospettano, dai piloti (Verstappen ed Hamilton), ai team principal (Horner e Wolff), ed allora arrivano le prime ufficiali richieste di chiarimenti alla FIA. Niente di strano, è qualcosa che in F1 si vede da sempre, o almeno da quando il regolamento tecnico è fortemente vincolante per i progettisti, che invece un tempo si potevano permettere di portare in pista le 6 ruote della Tyrrel P34. Comunque, tutte le scuderie usano le zone grigie del regolamento per ottenere vantaggi prestazionali, è stato così in passato ed è così anche oggi.

Il regolamento tecnico della FIA impone dei paletti, dei vincoli, e i suoi tecnici, coadiuvati da sensori installati sulle monoposto, controllano che questi limiti vengano rispettati. Sta alla bravura dei progettisti trovare quelle zone del regolamento prive di paletti o non controllate da tecnici e sensori, per dare più velocità alle monoposto. Cosa c’è allora di effettivamente strano in questo caso? Che la FIA questa volta identifica immediatamente i possibili sistemi utilizzati dalla Ferrari per avere più potenza. Sia chiaro, è una di quelle situazioni talmente rare che in confronto essere colpiti da un fulmine sarebbe più frequente. Anche perché quello utilizzato dalla Ferrari è realmente un sistema che rispetta quei paletti imposti dal regolamento al punto tale che l’installazione di nuovi sensori e l’emissione di due direttive tecniche (TD 35/19 e TD 38/19) non riescono a conclamare una irregolarità e ad azzoppare la potenza del motore Ferrari. Ma la FIA, in realtà, anche in quel momento conosce perfettamente il sistema usato dalla Ferrari, in grado di mandare più benzina di quanto consentito in determinati momenti non soggetti a controlli. A questo punto è sempre più evidente che qualcuno ha passato informazioni e progetti che qualche mese dopo consentiranno alla FIA di mettere la Ferrari con le spalle al muro, quasi costringendola ad un accordo segreto che bandirà la potente Power Unit Ferrari dal Mondiale 2020 e dal progetto SF1000, con le conseguenze che tutti noi oggi vediamo. Un accordo segreto che apparentemente in quel momento dovrebbe portare vantaggi ad entrambe le parti: alla Ferrari probabilmente reputazionali ed economici, scongiurando una squalifica che avrebbe in tal senso un peso effettivamente enorme, ed alla FIA perché grazie alle porte aperte da Ferrari ai suoi stabilimenti e progetti può avere ulteriore accesso a informazioni utili a identificare le zone grigie del regolamento. Ma probabilmente quell’accordo non andava firmato, probabilmente si poteva avere la forza di pretendere qualcosa di diverso a costo di lasciare la F1. Il calvario innescato da quella decisione influirà non solo sulla stagione 2020 ma, a causa della crisi pandemica, inciderà sicuramente su due stagioni, perché il congelamento delle regole non consentirà alla Ferrari di stravolgere tutto nel 2021, ammesso che economicamente avesse un senso.
Il progetto della SF1000 prevedeva un grande aumento di downforce che avrebbe risolto i problemi di percorrenza delle curve veloci della SF90, che tra l’altro era molto aggressiva sulle gomme. Ma questa idea si basava su un aumento di carico meccanico ed aerodinamico che era perseguibile solo facendo leva sull’imponente potenza della Power Unit 2019, una volta azzoppato il motore dall’accordo con la FIA (parliamo di oltre 60cv in meno) tutto il progetto è caduto insieme alle simulazioni che ovviamente erano parametrizzate su una potenza che non esisteva più. La SF1000 adesso deve scendere in pista con carichi alari molto bassi per avere un minimo di velocità di punta, tutto questo a svantaggio dei tratti misti, della precisione di inserimento in curva, della trazione in uscita curva e del consumo delle gomme. Un disastro che tutta la dirigenza Ferrari definisce: un errore di base troppo grande per essere risolto con semplici aggiornamenti.


La tesi complottista

Quelli sopra descritti sono fatti alla luce del sole, facilmente verificabili e comprovati da svariate dichiarazioni. Cosa invece è emerso dai più fantasiosi racconti di radio paddock?

E’ una trama degna di un film. Innanzi tutto abbiamo un grande regista: Toto Wolff.

Da ormai più di un anno il giallo sul suo rinnovo in Mercedes tiene accesi i riflettori su molteplici scenari. Uno di questi sarebbe più plausibile: Wolff da tempo sarebbe a conoscenza che la Mercedes non vuole rinnovare il suo impegno mostruoso in F1 rimanendo solo come fornitore di motori, e da mesi cerca un investitore a cui cedere la gestione della scuderia (in queste ora si dice che il main sponsor INEOS sarebbe candidato a prendere la quota di maggioranza) perché gli investimenti e le vittorie nel circus iridato non avrebbero portato analogo rientro dal mercato, d’altro canto Mercedes vende principalmente auto, non auto da corsa.

Wolff vuole diventare, ancor più di quanto già non sia, dominus della F1 ed ha preparato un elaborato piano B. Con l’aiuto di padron Lawrence Stroll, miliardario che da anni regala un giocattolo costosissimo al figlio, sta lentamente preparando l’ascesa dell’attuale Racing Point e futura Aston Martin, di cui Wolff ha comprato una importante quota azionaria (37 milioni di sterline).

Questo piano è iniziato lo scorso anno convincendo Mercedes a passare informazioni progettuali talmente importanti da consentire alla Racing Point di avere a disposizione quella che da tutti viene definita una Mercedes 2019 dipinta di rosa, con tanto di indagini della FIA e relativa sanzione, perché le RP hanno portato in pista soluzioni clonate da Mercedes anche in quelle che vengono identificate come “listed parts” ovvero parti che devono essere frutto di un impegno progettuale autonomo. Sanzione che però ai più è suonata come una leggera bacchettata sulle mani.

Ma il capolavoro assoluto di Wolff, la Cappella Sistina del suo lavoro, sarebbe il reclutamento di Sebastian Vettel. Il quattro volte Campione del Mondo non ha avuto fortuna con l’amata Ferrari, ed anzi ha accusato e patito la pressione ed il peso della responsabilità di alcuni errori che avrebbero impedito alla Scuderia di Maranello di conquistare i titoli 2018 e 2017. Un peso che colpevolmente la dirigenza Ferrari non gli avrebbe mediaticamente tolto di dosso. Per questo, da amante tradito, avrebbe accettato le lusinghe di Wolff per quello che sarebbe la grande vendetta, ovvero passargli le informazioni necessarie per segnalare alla FIA l’esatta irregolarità delle PU Ferrari. Come premio? L’arrivo in Aston Martin che nel frattempo tecnologicamente si sarebbe presa una posizione importante dietro la Mercedes destinata ad uscire lentamente dalla F1, e quindi praticamente il sedile di una monoposto vincente per almeno una stagione.

Cosa c’è di vero in tutto questo? Niente. E’ plausibile? Forse, ed è proprio per questo che riteniamo sia tutto assolutamente inventato, perché rispetta gli standard delle teorie complottiste che mettono sempre l’inganno in mezzo a tante verità plausibili. E’ molto più probabile che sia stato il buon James Allison a passare qualche dritta alla Mercedes piuttosto che Sebastian Vettel. Ricordiamo che Allison, direttore tecnico della Ferrari dal 2013 fino ad Agosto 2016, è stato sostituito proprio da Mattia Binotto, si è lasciato amaramente con la Ferrari per un trattamento non adeguato durante il suo personale periodo di crisi in seguito alla scomparsa della moglie, e dal 1º marzo 2017 è direttore tecnico della Mercedes…

Anche questa è solo una ipotesi, ma sicuramente più vera e concreta della fantasiosa versione spia di Sebastian Vettel, che è vero che siederà su una Aston Martin come il più famoso delle spie, ma avrà sempre il numero 5 e non 007.


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spia vettel | accordo ferrari | wolff aston martin |


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