The Hamilton rule - Un campione insuperabile

The Hamilton rule - Un campione insuperabile

Spegniamo la TV al termine della scoppiettante gara inaugurale con una nuova certezza: per superare Hamilton (voto 9) bisogna prima chiedere il permesso ai commissari di gara. In Canada, un paio d’anni fa, non era bastato il pericolo di un muretto ...

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Spegniamo la TV al termine della scoppiettante gara inaugurale con una nuova certezza: per superare Hamilton (voto 9) bisogna prima chiedere il permesso ai commissari di gara. In Canada, un paio d’anni fa, non era bastato il pericolo di un muretto in faccia a salvare Vettel dall’intransigentissimo Emanuele Pirro. Oggi nemmeno l’interpretazione autentica che dalla direzione hanno suggerito alla distratta accoppiata Red Bull-Verstappen (10), dopo un messaggio subliminale dei box, ha potuto nulla contro l’intoccabile campione britannico. A lui, che per tutta la gara ha bellamente tagliato la curva 4, è stato sufficiente lamentarsi del fatto che qualcun altro avesse usato la medesima brillante tecnica per superarlo, e vedersi restituita la prima piazza.

Chissà se il famoso avvertimento è arrivato sul desktop della Red Bull con inedita tempestività (una trentina di secondi, più o meno il tempo richiesto per aprire l’account di posta elettronica e digitare l’indirizzo del mittente) o se c’è un disegno più grande ed incomprensibile che ha tolto la gioia del successo a Verstappen. Di certo paragoni con quanto accaduto in passato non reggono (né con l’episodio di Ricciardo a Le Castellet né con quello dello stesso Verstappen negli USA) e non regge nemmeno la linea filosofica per cui il pilota abbia tratto vantaggio dall’uscire, con tutte le gomme, dalla linea bianca. Perché se fosse vero nel caso di Max, lo sarebbe altrettanto in quello di Lewis, che tirava dritto per il semplice fatto che se fosse rimasto nei limiti sarebbe stato più lento e avrebbe di conseguenza meritato una serie di penalizzazioni sul tempo di gara.


Ancor più clamoroso è che l’ordine di rallentare sia arrivato direttamente dal muretto e non a seguito di un richiamo ufficiale. Forse il buon Verstappen sarebbe riuscito a mettere tra sé e la Mercedes un vantaggio tale da garantirsi comunque la vittoria. L’unica cosa di cui abbiamo certezza è l’amaro stupore nel vedere, ancora una volta, la strada spianata al più vincente di tutti. Non cadiamo nel facile errore di credere che la scuderia di Milton Keynes sia diventata d’un tratto la squadra da battere: in questo week-end è stata in grado di battagliare ad armi pari con la Mercedes (perdendo la partita soprattutto per errori tattici), ma sappiamo quanto siano rapidi, in quel di Brackley, nel risolvere i problemi della macchina. Non più tardi di un paio di settimane fa sembrava che il cambio dovesse durare una decina di giri, oggi l’unico problema è stato nella parte centrale della pista, dove il posteriore ha ballato un po’ troppo. Per il resto sono state le solite granitiche frecce d’argento e se Hamilton non avesse commesso quell’ingenuità nel doppiaggio di Giovinazzi (ennesimo indizio che sotto pressione, il campione di Stevenage, di errori ne commette ancora), Max non sarebbe mai e poi mai stato in grado di superarlo, come effettivamente dimostrato nelle ultime tornate.

Scorrendo la classifica troviamo il solito compitino di Bottas (6), terzo con giro veloce, e la grandiosa prova di Lando Norris (9), arroccato in quarta piazza, a testimoniare che la McLaren potrebbe giocarsi il ruolo di terza potenza. Ma con chi? Dubitiamo che possa essere la Ferrari (5): premesso che è difficile, per non dire impossibile, fare peggio del 2020, la squadra di Maranello va valutata in termini assoluti. Il solito Charles Leclerc (8) ha ottenuto il massimo, e ha rimediato a una qualifica storta anche Sainz (6). Occorre però tenere a mente che all’appello mancavano le due Alpha Tauri, vittime di alterne sfortune tra il sabato e la domenica. Gasly (sv) è stato messo fuori gioco da un innocente contatto nei primi chilometri, mentre alla nuova superstar Tsunoda (10) va riconosciuto il merito di essere risalito sino alla zona punti; spiace solo che al suo posto avrebbe dovuto esserci il nostro Antonio Giovinazzi (7), incredibilmente penalizzato dall’anatema dei box Alfa Romeo, che ci piace comunque rivedere in mezzo al gruppo anche con nonno Raikkonen (6), impegnato a tenere a bada i bollenti spiriti dei giovani colleghi.

Se vi piace sparare sulla croce rossa, l’autista Sebastian Vettel (1) potrebbe darvi del materiale con cui divertirvi per tutta la settimana, ma all’orizzonte si staglia una figura che rischia di togliergli il titolo di master of spin: Nikita Mazepin (0) ha passato più tempo a girare contromano che nel verso giusto. Ci darà grandi soddisfazioni.

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