È stato uno dei piloti italiani più forti nella storia della Formula 1, dove ha militato per ben 14 stagioni e disputato 231 Gran Premi. Pilota Ferrari dal 2009, prima nella massima serie automobilistica e poi nel WEC, dove ha vinto per due volte la 24 Ore di Le Mans con la Ferrari di AF Corse, e nel mondo del GT dove ha raccolto diversi successi, come quello nel Campionato Italiano Gran Turismo. Parliamo di Giancarlo Fisichella, romano, classe 1973, con cui chi scrive ha parlato in esclusiva per ‘Formula1.it’ nel weekend delle Finali Mondiali Ferrari. Una chiacchierata utile per ripercorrere alcune tappe di una carriera di tutto rispetto, avere un parere sul percorso della Casa di Maranello nel mondiale FIA WEC e conoscere un pilota “vero”, ancora innamorato delle corse e molto legato al Cavallino Rampante. Senza dimenticare alcuni interessanti spunti su fatti di attualità.
Giancarlo, in questi anni ha corso e vinto in F1, nel WEC e in altre serie GT: qual è il bilancio della sua carriera?
"Sicuramente non posso lamentarmi della mia carriera: ho disputato 14 stagioni in Formula Uno. Dal 2010 ad oggi sono un pilota Ferrari Competizioni GT e ho disputato tante gare endurance e conseguito tante vittorie importanti, tra cui la 24 Ore di Le Mans. Direi che posso essere molto soddisfatto".
Se le chiedessi a quali momenti è più legato?
"I momenti più belli che ricordo sono diversi. Indubbiamente ci sono quelli del kart, gli inizi, poi i primi anni in Formula 3, o il primo test che ho effettuato in Formula 1. E ovviamente non posso che citare anche le due vittorie alla 24 Ore di Le Mans. L'ultima soddisfazione è stata poco tempo fa, quando ho ottenuto la pole position nella 1000 km di Suzuka".
Oggi è Ambassador Driver di Ferrari: ci racconta il suo presente?
"Esatto, sono Ambassador Driver di Ferrari in vari eventi durante l'anno, in giro per il mondo, comprese le Finali Mondiali. Sono ancora attivo e disputo qualche gara nel mondo GT, dove l'azienda mi chiede di partecipare. Lo scorso anno abbiamo vinto, insieme a Tommaso Mosca e Arthur Leclerc, il Campionato Italiano Gran Turismo Endurance (con Scuderia Baldini, ndr). Un successo arrivato per il secondo anno consecutivo, dopo quello colto nel 2023 in cui gareggiavo in coppia con Tommaso Mosca. Devo dire che è un campionato davvero bello, che mi piace molto e in cui spero di poter tornare a gareggiare il prossimo anno".
Uno snodo della sua carriera è stato nel 2009, con il passaggio in Ferrari a campionato in corso: una scelta di cuore, vista l'assenza di prospettive e la consapevolezza delle difficoltà. Cosa significa per lei la Ferrari?
"È stato un passaggio strano, a dire il vero. Quella stagione correvo con la Force India. Ho avuto la possibilità di sostituire Felipe Massa in Ferrari dopo il suo brutto incidente: da Maranello mi hanno chiamato perché avevano bisogno di un pilota di esperienza, specie dopo le due gare difficili disputate da Luca Badoer a causa di una macchina complessa. Difficoltà che ho avuto anche io. Sapevo cosa aspettarmi, ho corso le ultime cinque gare del 2009 salendo in macchina a stagione in corso e senza mai aver provato nulla. Avrei preso tutto ciò che sarebbe arrivato, sapendo ovviamente di non poter lottare per le vittorie, come avevo fatto nella mia ultima gara in Force India, in Belgio, arrivando secondo dopo aver centrato la pole position".
Ha prevalso il cuore...
"Non potevo dire di no alla Ferrari: avevo sempre sognato di poterla guidare sin da bambino. Penso di aver accettato la sfida nel momento giusto della carriera. Dopo quell'esperienza avrei potuto continuare a correre in F1 con team minori, ma alla fine ho scelto di restare nella famiglia Ferrari e iniziare un'avventura nuova nel GT e nel mondo endurance. E ancora oggi sono qui con loro".

Nel WEC ha vinto due volte la 24 Ore di Le Mans. Cosa significa vivere e vincere quella gara?
"È un'esperienza unica. Le Mans è la gara più importante al mondo, quella che tutti vorrebbero disputare e vincere. Non ho vinto l'assoluta, ma ho vinto nella categoria GTE Pro (con la 458 GTE di AF Corse con Toni Vilander e Gianmaria Bruni, ndr) nel 2012 e nel 2014. Quelli sono stati anni davvero importanti, con un grande team alle spalle e grandi piloti. E per capirlo basti pensare che nel 2012 abbiamo vinto partendo ultimi. Poi, quando sei su quel podio, a gara finita, sul gradino più alto e vedi centomila persone davanti a te sul rettilineo di Le Mans, capisci davvero cosa significhi quella gara, quanto sia importante e prestigiosa. Mi dispiace di non averla disputata negli ultimi quattro o cinque anni".
La Ferrari sta facendo bene nel WEC: tre vittorie su tre partecipazioni a Le Mans e un titolo alla portata con la 499P. Cosa ne pensa?
"Per il titolo aspettiamo la fine della stagione prima di parlare. Però vincere tre volte di fila a Le Mans, dopo tantissimi anni di assenza, è qualcosa di unico, incredibile. Era un obiettivo che si sperava di raggiungere in due o tre anni, mentre è stato centrato al primo colpo. Ed è stato ripetuto per tre anni, con tre auto e tre equipaggi diversi: credo che questo sottolinei come la 499P sia davvero una gran macchina e come la Ferrari sia una grande squadra. Era impossibile chiedere di più. Il titolo sarebbe la ciliegina sulla torta".
Avendo corso in F1 e nel GT, cosa pensa di Max Verstappen che, oltre a strabiliare in F1, ha subito il fascino delle ruote coperte, debuttando e vincendo al Nürburgring con il suo team? Cose da racer puro, da pilota di altri tempi...
"Beh, stiamo parlando di Max Verstappen, non certo del primo che passa. È un pilota assolutamente incredibile, specie per come riesce a sfruttare ogni macchina che ha tra le mani. Lo fa molto bene in F1 ma non solo. Ed è impressionante come si sia rapidamente adattato al mondo GT, che è del tutto diverso dalla F1. Si sarà preparato bene, ne sono certo, ma mai a livello di piloti che disputano quel campionato da anni. Eppure ha fatto grandissime cose. È indubbiamente un pilota straordinario".
E ha vinto al Nürburgring con una macchina, la Ferrari 296, che lei conosce molto bene: come mai pensa abbia scelto proprio una Rossa per gareggiare con il suo team?
"Sicuramente la Ferrari 296 lo ha aiutato, o agevolato nel suo percorso: è una vettura facile da guidare, che fornisce tanta fiducia al pilota e ti mette davvero a tuo agio. Ed è molto veloce".
Motivo di orgoglio per la Ferrari, non crede?
"Beh, credo che questi elementi siano stati un plus che lo hanno portato a scegliere la Ferrari. Poteva scegliere qualsiasi vettura, aveva tutti i brand possibili a disposizione, eppure alla fine ha scelto la Rossa...".
Per chiudere, si vede ancora a lungo dietro un volante o impegnato in altre attività, magari con giovani piloti?
"A me piace ancora correre, molto. Sono onesto. Specie se fatto come lo sto facendo ora, in modo non troppo impegnativo e senza troppa pressione addosso. Mi diverto e mi aiuta a restare in forma. Ho ancora la testa per farlo. Per campionati più duri, con grande impegno fisico e mentale, diventa più pesante... tra poco compirò 53 anni. Poi sì, oltre alle gare ho altri interessi, come la "Pro Racing", una società di management per giovani piloti che stanno crescendo. È un'attività che mi rende felice, mi tiene ancora attivo e soprattutto legato alla pista... il mio mondo".
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