Charles Leclerc e Lewis Hamilton sono arrivati a Las Vegas nell'occhio del ciclone. Pochi giorni prima, infatti, John Elkann aveva rilasciato una dichiarazione pesante, secondo la quale il disastroso risultato del GP del Brasile non era colpa della squadra, e che "i piloti dovrebbero parlare di meno e lavorare di più". La reazione dei media non è stata per nulla positiva, e il team PR della Scuderia ha fatto gli straordinari per coprire il misfatto.
Osservando le dichiarazioni del giovedì, c'era come l'impressione che fossero costruite a tavolino: Leclerc difendeva il Presidente dicendo che "lui voleva mandare il suo supporto", e che i due "si erano parlati in anticipo". Hamilton, invece, ha lanciato qualche frecciatina in più, per poi concludere giurando sostegno incondizionato alla causa, con l'aggiunta di frasi sentimentali come "sto vivendo il mio sogno con la Ferrari".

Ma come si suol dire, la verità delle persone esce nei momenti di difficoltà. E così, dopo una qualifica complicata per entrambi i lati del garage rosso, i piloti si sono tolti la maschera. Eloquente è stato Hamilton, che sia al sabato come alla domenica ha raccontato di "un incubo", della sua "stagione peggiore", e di come non veda l'ora di finire tutto questo. La tempesta dopo la calma, in piena contraddizione a quanto detto qualche ora prima. Persino Leclerc, da sempre gentile nei confronti della Ferrari, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, affermando che "anche Sainz ed Hamilton sono passati da questi problemi, e non abbiamo risolto niente".
Un modo indiretto, eppure sempre cordiale, per far cadere il castello del giovedì. Non c'è dubbio che entrambi credano in questo progetto, e che si stiano dedicando con estremo impegno. Perciò, non deve essere facile sentirsi dire dal vertice che non si lavora abbastanza, e poi far passare questo come una semplice incomprensione. E nelle orecchie risuona ancora il monito di Vasseur in Canada: "Negli ultimi anni abbiamo cambiato ingegneri, piloti e team principal, ma non abbiamo vinto. Solo una cosa è rimasta uguale..."
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