Durante il suo primo anno in Formula 1, Andrea Kimi Antonelli è stato più volte bersaglio di insulti e minacce da parte di alcuni “fan” della categoria. Sul tema degli abusi online è intervenuto recentemente anche Charles Leclerc, che ha chiesto l’introduzione di misure severe, sottolineando come i piloti di F1 non dovrebbero mai abituarsi a questo tipo di comportamento.
Il giovane bolognese ha ricevuto addirittura minacce di morte sui social dopo il GP del Qatar, gara nella quale un suo errore ha consentito a Lando Norris di chiudere al quarto posto e conquistare i due punti che, ad Abu Dhabi, si sono rivelati decisivi per la vittoria del suo primo titolo mondiale.
A caldo, l’ingegnere di Max Verstappen, Gianpiero Lambiase, aveva commentato l’episodio via radio sostenendo che sembrasse che Antonelli si fosse “semplicemente spostato” per lasciar passare Norris. Sulla stessa linea anche Helmut Marko, ex consulente della Red Bull, che aveva lasciato intendere una presunta intenzionalità nell’azione del pilota Mercedes.
Le parole di Marko hanno poi provocato una dura reazione da parte di Toto Wolff, che lo ha definito “senza cervello”, mentre la Mercedes ha reso noto di aver registrato un aumento del 1.100% di commenti odiosi e offensivi sui propri canali social nelle ore successive alla gara. In seguito Lambiase ha parlato direttamente con Antonelli, mentre la Red Bull ha diffuso una nota ufficiale contenente le scuse di Marko per le sue dichiarazioni.
Leclerc, tornando sull’argomento, ha ribadito come i piloti non dovrebbero essere esposti ad attacchi da parte di persone che non subiscono alcuna conseguenza per le proprie azioni. Come riportato da RacingNews365, il monegasco ha dichiarato: "È inaccettabile e, ovviamente, queste persone non subiscono alcuna conseguenza per le loro parole e per la loro mancanza di rispetto nei confronti dei piloti. Non spetta a noi stabilire quali conseguenze dovrebbero affrontare, ma è davvero un peccato, perché siamo tutti qui per dare il massimo".
Leclerc ha poi ricordato quanto sia difficile gestire certe situazioni, soprattutto all’inizio della carriera: "Corriamo fin da quando eravamo bambini sognando di arrivare fin qui e oggi facciamo tutto il possibile per spingerci al limite. A volte si commettono errori. In quel caso specifico, inoltre, l’odio era completamente immotivato. L’unica cosa che puoi fare è cercare di ignorarlo, ma è molto difficile. Ricordo che nei miei primi anni in F1 guardavo spesso cosa si diceva sui social, e questo rendeva tutto ancora più complicato".
Il pilota Ferrari ha infine concluso sottolineando come l’esperienza porti in parte ad abituarsi, ma senza che questo debba diventare la norma: "Con il tempo ci si abitua, ma non dovremmo davvero abituarci a questo tipo di comportamento. Spero che un giorno il problema venga affrontato nel modo adeguato".
Leggi anche: Ferrari, Vasseur: «Non sarà importante se in Australia finiremo primi o decimi»
Leggi anche: Verso il Mondiale 2026: Red Bull e Mercedes si rifanno il look
Foto copertina www.ferrari.com