Il turbo che può decidere il 2026: Ferrari rompe gli schemi
26/02/2026 12:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

La Ferrari ha lasciato un’impressione forte nei test del Bahrain, non solo per le prestazioni ma per una scelta tecnica che la distingue nettamente dai rivali. Nella nuova era, in cui la scomparsa dell’MGU-H costringe tutti a ripensare l’intero equilibrio tra motore termico, recupero energetico e gestione della sovralimentazione. In quest'ottica, Maranello sembra aver imboccato una strada diversa, forse più lungimirante.

È una decisione che potrebbe rivelarsi decisiva in un contesto in cui ogni dettaglio della power unit diventa improvvisamente più delicato e determinante.

Ferrari e la filosofia del turbo piccolo: un vantaggio inatteso?

Il turbo che può decidere il 2026: Ferrari rompe gli schemi

Dal 2014 i motoristi hanno dovuto convivere con un sistema complesso, in cui la potenza del motore a combustione interna e quella elettrica venivano bilanciate grazie all’MGU-H, il motore elettrico montato sull’albero del turbo. Era questo componente a garantire una risposta immediata, a frenare il turbo quando necessario, a generare energia e a mantenere stabile la pressione di sovralimentazione.

Con il 2026 tutto questo scompare e il turbo torna a dipendere esclusivamente dal flusso dei gas di scarico. È un cambiamento che rende improvvisamente cruciale la dimensione del turbo e la capacità di controllarlo senza più l’aiuto elettrico.

In questo scenario la Ferrari sembra essersi trovata nella posizione migliore. Negli anni ibridi è stata l’unica a utilizzare un turbo più piccolo, mentre gli altri costruttori hanno preferito unità più grandi.

Finché esisteva l’MGU-H entrambe le filosofie funzionavano: un turbo grande poteva essere “aiutato” ai bassi regimi, mentre uno piccolo poteva essere frenato quando rischiava di andare in sovravelocità. Ora, invece, tutto dipende solo dal flusso dei gas di scarico e questo cambia radicalmente il quadro.

Un turbo piccolo risponde più rapidamente, è più facile da controllare e richiede meno interventi delle valvole di sfogo. Un turbo grande, al contrario, rischia di essere più lento nelle fasi critiche e più difficile da gestire senza l’aiuto elettrico, con la necessità di aprire più spesso le valvole pop-off o di scarico, sprecando energia preziosa.

La gestione del turbo nella nuova F1: reattività contro sprechi

Senza l’MGU-H, la gestione del turbo diventa un esercizio di equilibrio. Le valvole di sfogo — la pop-off sul lato compressore e quella sullo scarico — diventano gli unici strumenti per evitare sovravelocità o sovrapressione. Ma ogni apertura rappresenta uno spreco reale, non più compensabile elettricamente.

Nella Formula 1 del 2026, dove ogni joule conta, lo spreco è un nemico da evitare.

È qui che la scelta Ferrari sembra rivelare tutta la sua logica. Un turbo più piccolo permette una risposta più pronta nelle ripartenze, nelle curve lente e nelle fasi a bassa velocità, come si è visto nelle prove di partenza e nelle uscite dai box durante i test.

È un comportamento che suggerisce un sistema più reattivo e più facile da controllare, proprio in quelle condizioni in cui un turbo grande, senza MGU-H, rischia di mostrare i suoi limiti.

Guardando al quadro generale, la domanda sorge spontanea: com’è possibile che gli altri motoristi non abbiano previsto quanto dipendessero dall’MGU-H per gestire i loro turbo più grandi?

La sensazione è che la Ferrari abbia letto prima degli altri l’impatto della rimozione dell’MGU-H e abbia costruito un progetto più adatto alla nuova era.

Se questa intuizione si rivelerà corretta, il 2026 potrebbe aprirsi con una sorpresa tecnica capace di ribaltare le gerarchie. Maranello non ha solo trovato una soluzione: potrebbe aver trovato la chiave tecnica del 2026, mentre gli altri devono ancora capire come adattarsi.

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Foto copertina x.com

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