Charles Leclerc lascia l’Australia con un terzo posto che racconta una gara intensa, tecnica, fatta di gestione e di limiti da non oltrepassare. Per qualche giro ha assaporato la testa della corsa, ma la realtà della domenica di Melbourne è stata una battaglia continua con la power unit, con la difesa e con un avvio che ha colto tutti di sorpresa. Il monegasco, però, non si nasconde: ha dato tutto e il podio è il massimo che la Ferrari potesse raccogliere.

Leclerc ha spiegato quanto la gestione dell’ibrido abbia reso la gara imprevedibile e difficile da controllare nei duelli:
«Diventa ancora più complicato capire come difendere, perché non sai quando la batteria taglierà sul rettilineo. Quando difendi c’è una differenza enorme di velocità. È stato molto impegnativo, però sono contento di essere riuscito a uscire al primo posto. Purtroppo non sono riuscito a mantenerlo per il resto della gara, ma la prima parte è stata divertente e il terzo posto era il meglio che potessimo ottenere.»
Un passaggio che fotografa bene la complessità della domenica Ferrari: aggressività possibile solo a tratti, gestione costante e un equilibrio fragile tra attacco e difesa.
Il momento della partenza è stato uno dei punti chiave del suo racconto:
«Quando si sono spente le luci è stato abbastanza complicato, perché si sono spente così rapidamente da prenderci di sorpresa. Eravamo tutti un po’ al limite per quanto riguarda la power unit. È qualcosa che ci ha avvantaggiato, ma fa parte del gioco. In generale non penso che oggi avremmo potuto giocarci la vittoria.»
Uno start fulmineo e inatteso che ha permesso a Leclerc di scattare bene, ma che ha anche messo in luce quanto la gestione della potenza fosse già critica sin dai primi metri.
Leclerc non cerca alibi e non costruisce illusioni: la vittoria non era alla portata. Ma il terzo posto di Melbourne è un risultato costruito con lucidità, resistenza e consapevolezza tecnica. Un podio che non cambia le gerarchie, ma che conferma una Ferrari solida, capace di massimizzare ciò che ha. E soprattutto un Leclerc che, quando la macchina glielo permetterà, è pronto a prendersi molto di più.
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