Bambino mio,
lineamenti di porcellana e lacrime d'acciaio, figlie della perfezione che fino al traguardo non ti aveva fatto nemmeno battere le ciglia; oggi ci hai resi tutti più giovani. O, forse, ci hai fatto rendere conto in cinquantasei tornate tutto il tempo passato in un'assenza tricolore. Troppo, decisamente, al punto tale che tu per primo non puoi comprenderlo: tu che quasi non c'eri da quando il tempo di quell'assenza aveva cominciato a scorrere.
Oggi mi hai ricordato tanta gente, più che altro un po' di fenomeni: ho guardato verso l'Olimpo del volante e, più di ogni altro, ho rivisto nei tuoi giri disegnati col compasso il Professor Prost. Fatti raccontare che tipo di complimento sia. Nulla era uguale a oggi: non è colpa tua se sei figlio del millennio e nipote della semplice meccanica e dell'elettronica non schiavista.
Hai vinto non soltanto contro tutti, tutti i tuoi avversari: hai vinto anche "contro" il concetto della tua perfetta monoposto che proprio perché tale dà anche ad altri la stessa possibilità che solo tu hai fatto accomodare nell'abitacolo.
In un'Italia sempre più vecchia, che invecchia male e di bambini quasi non vuole più saperne, i tuoi anni verdissimi si aggiungono al bianco della purezza che c'è in un sorriso entusiasta e al rosso di una passione che adesso non è più rapita soltanto da un Cavallino che attendiamo da prima che tu nascessi. Di fronte a questo piccolo miracolo, è un dettaglio la vittoria.
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