È il dibattito che ormai da diverse settimane accompagna il Circus. Non è una questione nuova, ma continua a presentarsi ogni weekend con una certa insistenza: quello che stiamo vedendo è ancora l’essenza dello sport che amiamo?
I ripetuti corpo a corpo in partenza tra Ferrari e Mercedes hanno, come spesso accade, diviso: da una parte chi applaude i continui scambi di posizione, dall’altra chi intravede segnali di un equilibrio sempre più fragile. E poi c’è una fascia di pubblico - tutt’altro che marginale - che resta sospesa, con più dubbi che certezze. Uno scetticismo che non accenna a diminuire.
Il punto più critico, però, è uno su tutti: il giro secco. O meglio, ciò che ne rimane. È difficile accettare l’idea di monoposto che sul dritto devono arrendersi al fenomeno del super clipping, costringendo i piloti a una gestione innaturale. Alzare il piede e scalare una marcia, preparare la curva non per attaccarla al limite ma per arrivarci nel modo giusto è un approccio che stride con il DNA della Formula 1. Quella fatta di coraggio e istinto puro nella ricerca ossessiva del decimo.
Se sul time attack il passo (anche due) indietro è evidente, sul fronte sorpassi il quadro è un po’ più sfumato. La situazione non è - sportivamente parlando - tragica, ma non per questo esente da critiche. Nel paddock c’è chi parla apertamente di “manovre yo-yo”, bagarre troppo costruite, quasi artificiali. Sorpassi più da ragionieri che da temerari.

Eppure ogni tanto accade qualcosa, a ricordarci che non tutto sembra perduto. La differenza, in certe situazioni, la fanno ancora loro: i piloti. Lo dimostra - ad esempio - il sorpasso visto a Shanghai, con Leclerc capace di sorprendere Hamilton in staccata; quel (come dicono gli inglesi) late on the brakes che resta una delle espressioni più pure del talento. È lì che si rivede la Formula 1 che conosciamo: improvvisa, rischiosa nella sua autenticità.
Il problema nasce quando la scintilla diventa l’eccezione e non la regola. Quando l’arte del sorpasso si riduce allo sverniciare un avversario rimasto a corto di energia, il fascino inevitabilmente si attenua. E la sensazione, per chi guarda, è di assistere a qualcosa di meno spontaneo, meno vero.
E allora la verità, come spesso accade, sta nel mezzo. La Formula 1 non ha perso del tutto la sua identità, ma sta attraversando una trasformazione evidente, che non tutti sono pronti ad accettare. Vedremo se la FIA nei prossimi mesi riuscirà a liberarsi di questa patata bollente, per non dire incandescente.
Foto copertina cdn-autosprint.corrieredellosport.it
Foto interna sport.sky.it
Leggi anche: Sainz accusa: «La F1 sta vendendo una bugia»
Leggi anche: Tra problemi tecnici e gestione gomme: dentro le difficoltà della Red Bull