La Ferrari entra in una fase cruciale della stagione con un obiettivo chiaro: ridurre il divario dalla Mercedes e prepararsi al meglio alle opportunità regolamentari del 2026. Il gap stimato di 20-25 cavalli dal motore tedesco pesa come un macigno sulle ambizioni di Maranello, ma la Scuderia non resta a guardare. In attesa della prima valutazione ufficiale della FIA sull’ADUO, il team ha già iniziato a muoversi per farsi trovare pronto quando arriverà il momento decisivo. La partita, però, non è solo tecnica: tra strategie, interpretazioni regolamentari e possibili giochi di potenza, il confronto tra motoristi si sta trasformando in una sfida che va oltre la pista.

Secondo quanto riportato da Motorsport.com, la Scuderia non ha ricevuto alcuna comunicazione dalla FIA riguardo all’accesso all’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities). Come tutti i costruttori, anche Ferrari dovrà attendere la valutazione tecnica che la Federazione effettuerà dopo il GP di Miami, quarto appuntamento della stagione.
Il regolamento prevede tre finestre di analisi delle potenze dei motori endotermici – al sesto, dodicesimo e diciottesimo GP – per permettere ai motoristi in ritardo di intervenire con aggiornamenti finanziati da un budget extra e con più ore al banco prova. L’annullamento dei GP del Bahrain e dell’Arabia Saudita non modifica il calendario: la prima valutazione resta fissata dopo Miami e, entro Monaco, si saprà chi potrà accedere agli sviluppi.
Mercedes è considerata il riferimento assoluto. Sarà quindi da capire quali tra Ferrari, Audi, Honda e Red Bull Powertrains presenteranno richiesta e quali verranno ammesse. Per Maranello, che paga un ritardo stimato di 20-25 cavalli, l’aspettativa è di rientrare almeno nel primo livello di intervento.
Il team diretto da Enrico Gualtieri avrebbe già avviato lo sviluppo delle prime modifiche in vista dell’ADUO 1. Gli ingegneri Davide Mazzoni e Guido De Paola, responsabili dell’ICE 067/6, avrebbero anticipato parte del lavoro per non perdere tempo prezioso.
Le norme prevedono due soglie di intervento: la prima scatta quando il distacco supera il 2% della potenza del motore migliore, la seconda quando il gap oltrepassa il 4%. Se i dati raccolti sono corretti, il motore Mercedes raggiungerebbe i 550-560 cavalli. Il 2% equivale a poco più di 11 cavalli, una soglia che la Ferrari supererebbe senza difficoltà. Non è escluso che la Scuderia possa rientrare anche nel secondo livello, considerando che il divario stimato oscilla tra i 20 e i 25 cavalli. Il secondo pacchetto, però, resta in bilico: basterebbero 22 cavalli di differenza per far scattare anche l’ADUO 2.
La partita, però, non è soltanto tecnica. C’è chi sospetta che Mercedes possa aver nascosto parte del proprio potenziale nelle prime gare, forte della superiorità della W17. Allo stesso modo, non è da escludere che anche la Ferrari abbia scelto di non esprimere tutta la potenza disponibile per rientrare nelle soglie dell’ADUO.
Secondo Motorsport.com, Ferrari, Audi e Honda dovrebbero accedere con buona probabilità all’ADUO 1, mentre restano dubbi sul sei cilindri RBPT DM01, più competitivo del previsto. Le modifiche, in ogni caso, verrebbero introdotte sulla seconda delle tre power unit utilizzabili nel corso della stagione.
La Ferrari attende il via libera della FIA, ma non resta a guardare. Il lavoro sulla power unit 2026 è già in corso, con l’obiettivo di sfruttare ogni margine regolamentare per colmare il divario dalla Mercedes. L’ADUO potrebbe diventare un’opportunità decisiva, ma servirà la conferma ufficiale. Fino ad allora, a Maranello si lavora per arrivare pronti al momento della verità.
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