Max Verstappen non è nuovo alle provocazioni, ma c’è una differenza sottile tra il pilota che parla per istinto e quello che parla perché ha visto qualcosa prima degli altri. Nel 2023, quando dominava senza rivali, aveva già messo in guardia tutti: il regolamento 2026 avrebbe trasformato la Formula 1 in qualcosa di diverso, qualcosa che non gli apparteneva più. All’epoca sembrava un’esagerazione, un allarme lanciato troppo presto.
Oggi, però, mentre la nuova era prende forma tra sorpassi “yo-yo”, motori che decidono quando erogare potenza e vetture che chiedono ai piloti di guidare contro natura, quelle parole tornano a galla con un peso diverso. Non è solo una questione tecnica. È una questione identitaria. E il fatto che Verstappen avesse già descritto — con inquietante precisione — ciò che stiamo vedendo ora rende tutto ancora più difficile da ignorare.

Max Verstappen non ha mai usato mezzi termini. Già nei test pre-stagionali aveva definito il nuovo regolamento «anti-corsa» e «una Formula E sotto steroidi», denunciando un uso dell’elettrico che avrebbe trasformato la guida in un esercizio di gestione più che di velocità.
Il suo timore era chiaro: piloti costretti ad alzare il piede sui rettilinei, scalare marcia a gas spalancato, procedere per inerzia in curva e ricorrere al super-clipping per recuperare energia. Esattamente ciò che sta accadendo oggi.
E quando gli è stato fatto notare che il GP d’Australia 2026 aveva registrato 75 sorpassi in più rispetto all’anno precedente, la risposta è stata tagliente:
«Se a qualcuno piace questo, allora non sa davvero cosa sia l’automobilismo».
Non era frustrazione per un avvio difficile — è nono in campionato — perché queste parole le aveva già pronunciate quando dominava.
Al GP d’Austria 2023, interrogato da Autosport dopo le preoccupazioni sollevate da Christian Horner, Verstappen aveva già visto tutto. Aveva studiato i dati al simulatore e parlato con il team. La sua descrizione era chirurgica:
«Ne ho parlato anch’io con il team e ho già visto i dati sul simulatore. A me sembra piuttosto terribile. Se vai a tutto gas sul rettilineo di Monza, non so quanto sia, tipo 400 o 500 metri prima della fine del rettilineo, devi scalare marcia a tutto gas perché così si va più veloci. Penso che non sia la strada da seguire. Ovviamente, probabilmente quella è una delle piste peggiori.»
Quella frase — “scalare marcia a tutto gas” — è diventata il simbolo della nuova era.,E oggi è realtà: Melbourne e Suzuka hanno mostrato esattamente quel comportamento.
Poi aveva aggiunto:
«Per me il problema è che sembra che sarà una competizione tra motori a combustione interna, in cui chi avrà il motore più potente avrà un grande vantaggio. Ma non credo che questa debba essere l’intenzione della Formula 1.»
E ancora:
«Inoltre, le auto probabilmente hanno molta meno resistenza aerodinamica. Quindi sarà ancora più difficile sorpassare in rettilineo. E poi penso che sì, ci sia l’aerodinamica attiva, che non si può controllare. Il sistema la controllerà per te. Il che, secondo me, rende la guida molto scomoda, perché preferisco controllarla io stesso.»
Infine, la chiusura:
«Inoltre, il peso sta aumentando di nuovo. Dobbiamo esaminare seriamente la questione perché il 2026 non è poi così lontano. Al momento, a mio avviso, la situazione sembra davvero preoccupante.»
Alcune sue previsioni non si sono avverate — il peso minimo è sceso, l’aerodinamica attiva è controllata dal pilota — ma il cuore della critica è oggi al centro del dibattito: la guida non è più completamente nelle mani del pilota.
Le lamentele di Verstappen e Norris dopo Suzuka hanno confermato il punto: la vettura decide quando erogare potenza, non il pilota. Un comportamento che altera i duelli, svuota le batterie nei momenti sbagliati e trasforma i sorpassi in episodi casuali.
È la stessa logica che Verstappen temeva nel 2023: una F1 in cui l’algoritmo pesa più del piede destro.
È proprio per questo che, tre anni dopo, il dibattito non è più teorico. La F1 del 2026 è qui, con i suoi limiti e le sue promesse. Alcune paure di Verstappen erano infondate, altre sembrano scritte osservando ciò che sta accadendo oggi. E mentre la FIA difende la direzione presa, resta una domanda sospesa: la F1 può innovare senza perdere la sua natura, o il 2026 segna davvero l’inizio di qualcosa di diverso?
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