La Red Bull sta perdendo pezzi. Non solo in pista, dove la vettura fatica a rispondere ai comandi di Verstappen, ma soprattutto dentro il box, dove figure storiche iniziano a lasciare un vuoto difficile da ignorare. L’addio di Ole Schack, il meccanico che ha seguito Max sin dai primi giorni, non è un semplice cambio di personale: è un segnale. E arriva nel momento peggiore possibile.

Ole Schack non è un nome qualunque nel paddock. Entrato nel motorsport nel 1999, passato per Jaguar nel 2004 e rimasto nella transizione verso la Red Bull, ha vissuto ogni fase della scuderia: l’era Coulthard, il ciclo Vettel, l’ascesa di Verstappen..E soprattutto, non ha mai saltato una gara.
Per Max era più di un meccanico: era parte della sua cerchia ristretta, uno dei pochi volti fissi in un team che negli ultimi mesi ha iniziato a cambiare pelle.
La sua uscita, proprio ora, racconta più di mille dichiarazioni.
La Red Bull non è più la fortezza impenetrabile degli anni d’oro.
La saga Horner ha logorato l’ambiente per tutto il 2024, ma la squadra era riuscita a restare in piedi. Il licenziamento del team principal e la successiva uscita di Helmut Marko hanno però aperto crepe profonde, e ora la partenza di Schack sembra confermare un trend che nessuno vuole ammettere apertamente.
Il morale è basso, e non serve nasconderlo.,Isack Hadjar lo ha detto senza giri di parole:
«Non va bene. Ma tutti stanno lavorando sodo per capire cosa sta succedendo. Speriamo che la prossima versione della vettura dia davvero i suoi frutti».
Parole che raccontano un clima pesante, quasi rassegnato.
La classifica parla chiaro: Red Bull è sesta, appaiata ad Alpine, con appena due punti di margine sulla squadra gemella.
Il miglior risultato stagionale è un sesto posto di Hadjar a Melbourne.
Per una scuderia abituata a dominare, è un crollo verticale.
In questo contesto, perdere una figura come Schack non è un dettaglio: è un colpo alla stabilità intena, alla memoria tecnica, alla fiducia del pilota. E arriva mentre Verstappen è già alle prese con una vettura che definisce “inguidabile” e con un regolamento che considera “inapplicabile”.
La Red Bull sta vivendo un momento di transizione che somiglia più a una crisi che a un’evoluzione. L’addio di Ole Schack non è un episodio isolato, ma l’ennesimo tassello di un mosaico che si sta sgretolando.
E mentre la squadra cerca risposte tecniche, resta una domanda più grande:,quanto può resistere un progetto vincente quando iniziano a cadere le persone che lo hanno costruito?
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