Il regolamento è marcio? Verstappen insinua ciò che il paddock tace
20/04/2026 11:45:00 Tempo di lettura: 3 minuti

C’è un’inquietudine sottile nelle parole di Verstappen, qualcosa che non riguarda solo il regolamento o la tecnica. È il modo in cui parla, come se dietro ogni frase ci fosse un problema più grande, una crepa che tutti vedono ma che nessuno vuole nominare. E mentre la Formula 1 moderna continua a raccontarsi moderna e visionaria, lui lascia intendere che la verità sia altrove, nascosta nelle fondamenta stesse di questo sport.

Un dialogo necessario: Verstappen apre la crepa

Il regolamento è marcio? Verstappen insinua ciò che il paddock tace

Max Verstappen non ha mai nascosto la sua insofferenza verso l’attuale regolamento tecnico F1. Lo ha criticato, lo ha definito “Formula E sotto steroidi”, lo ha smontato pezzo per pezzo.
Eppure, nelle ultime settimane, qualcosa è cambiato: il dialogo.

A un evento Viaplay ad Amsterdam, il quattro volte campione del mondo ha spiegato che i colloqui con i vertici della F1 e con la FIA stanno finalmente prendendo forma. Non una rivoluzione, non ancora, ma un primo passo.

«Il fatto stesso che stiamo dialogando con i vertici della F1 e con la FIA è già un passo avanti», ha detto.
Poi la stoccata, quella che pesa più di tutto:

«Si possono modificare alcune cose, ma alla base c’è qualcosa che non va. Non tutti lo ammetteranno pubblicamente, ma è la verità».

È la frase che divide proprio perché Verstappen non sta parlando di dettagli: parla di fondamenta.

Un regolamento che non convince: metà termico, metà elettrico, zero identità

L’attuale formula, con la ripartizione equa tra motore a combustione interna e componente elettrica, è nata per essere il futuro. Eppure per molti il futuro non è questo.

Piloti, ingegneri, addetti ai lavori: le critiche arrivano da più fronti. È per questo che la sensazione è che la F1 abbia imboccato una strada che non appartiene né alla sua storia né alla sua natura.
Troppa elettrificazione, troppa complessità, troppo poco margine per il pilota. Verstappen lo dice da tempo, e ora lo ripete con una calma che fa più rumore di qualsiasi sfogo: il regolamento è viziato alla radice. Non è un problema di mappature o di batterie: è un problema di identità della Formula 1.

E quando un quattro volte campione del mondo parla di identità, la discussione non è più tecnica. È politica.

Verstappen non sta chiedendo un vantaggio: sta chiedendo una direzione. Una Formula 1 che torni a essere ciò che promette: imprevedibile, estrema, guidata dal pilota e non dai limiti di un sistema ibrido che nessuno sembra davvero amare.

Il paddock, per ora, ascolta in silenzio. Ma il punto è semplice: quando Verstappen dice che “alla base c’è qualcosa che non va”, non sta parlando solo per sé. Sta dicendo ciò che molti pensano e pochi hanno il coraggio di ammettere.

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