Dopo oltre un mese di pausa, il Mondiale torna in pista a Miami su un tracciato che rappresenta una sintesi piuttosto chiara delle sfide tecniche introdotte dal regolamento 2026, soprattutto nella sua evoluzione 26v2.
A Miami entrerà infatti in vigore il primo correttivo al regolamento 2026, pensato per ridurre l’eccesso di gestione energetica visto nei primi tre GP.
In qualifica viene ridotta la ricarica massima da 8 a 7 MJ, mentre la potenza di rigenerazione in fase di superclip sale da 250 a 350 kW: l’obiettivo è diminuire i tratti in cui i piloti devono “raccogliere” energia e favorire giri più spinti e costanti.
In gara il Boost sarà limitato a +150 kW, per evitare differenze di velocità troppo brusche. La MGU-K resterà a 350 kW nelle principali zone di accelerazione e sorpasso, ma sarà limitata a 250 kW nel resto del giro.
Sul bagnato, scenario assolutamente probabile per questo weekend, aumentano le temperature delle termocoperte per le intermedie, si riduce l’erogazione massima dell’ERS e vengono semplificati i segnali luminosi posteriori per migliorare visibilità e controllo.
Ci saranno anche interventi sulla sicurezza: a Miami verrà testato un sistema che rileva partenze troppo lente e attiva automaticamente la MGU-K, con luci lampeggianti posteriori e laterali per avvisare chi segue.
Il Miami International Autodrome, con le sue 19 curve e tre lunghi rettilinei, è un circuito da media carica aerodinamica, dove il compromesso tra efficienza e resistenza all’avanzamento diventa determinante per massimizzare la velocità nei tratti veloci senza compromettere la stabilità nei cambi di direzione più lenti.
Uno degli aspetti centrali del weekend sarà la gestione dell’energia. Le simulazioni indicano un deficit energetico del 32%, un valore significativo che obbliga i team a lavorare con estrema precisione sulla fase di recupero. Tuttavia, Miami offre una caratteristica interessante: la relativa facilità nel ricaricare completamente la batteria prima delle due principali zone rettilinee. Questo rende ancora più strategica la gestione della power unit e, soprattutto, la modulazione delle fasi di frenata, che diventano veri e propri momenti chiave per ottimizzare l’efficienza complessiva del sistema ibrido.
Dal punto di vista degli pneumatici, Pirelli ha selezionato la gamma più morbida, con le mescole C3, C4 e C5. L’asfalto, completamente rifatto nel 2023, presenta una bassa rugosità e tende a migliorare progressivamente il proprio grip nel corso del fine settimana, favorendo una evoluzione costante della pista. Il degrado si attesta su livelli medi, consentendo ai piloti di estendere gli stint e rendendo la strategia a singola sosta la più probabile, anche se variabili come Safety Car o Virtual Safety Car, con una pit loss rispettivamente di 20,5 e 11 secondi, possono rimescolare le carte in gara. Non va sottovalutato inoltre il fattore meteo: Miami ha già dimostrato in passato una notevole capacità di asciugarsi rapidamente, come visto nella Sprint dello scorso anno, aprendo scenari interessanti in caso di condizioni variabili. Questo elemento aggiunge un ulteriore livello di complessità nella lettura della gara, soprattutto in un contesto in cui la gestione delle gomme e dell’energia sono strettamente interconnesse.
Dal punto di vista dell’impianto frenante, secondo Brembo il circuito si colloca tra i meno severi del calendario, con un indice di difficoltà di appena 2 su 5. I piloti utilizzano i freni per meno di 10 secondi a giro, pari a circa l’11% del tempo complessivo. Tuttavia, questo dato va interpretato alla luce delle nuove monoposto: le frenate, pur meno intense rispetto al passato, assumono un ruolo decisivo nella rigenerazione dell’energia. La minore potenza frenante e i maggiori spazi di arresto imposti dalle nuove vetture rendono ogni staccata un momento cruciale per alimentare il sistema ibrido e garantire prestazione nei tratti successivi. Le tre frenate principali del tracciato sono tutte classificate come “Hard”, con quella di curva 17 a rappresentare il punto più impegnativo: da 320 km/h a 78 km/h in 3,66 secondi, per uno spazio di 165 metri e una decelerazione massima di 4 g. Numeri che, se confrontati con il 2025, evidenziano chiaramente il cambiamento introdotto dal nuovo regolamento: meno carico sul pedale, minore potenza frenante, ma tempi e distanze di frenata più lunghi. Un’evoluzione che modifica profondamente l’approccio dei piloti e il lavoro degli ingegneri.
In questo contesto, Miami diventa un banco di prova estremamente interessante: un circuito apparentemente poco severo, ma che nasconde una complessità tecnica elevata, dove efficienza aerodinamica, gestione dell’energia e controllo del degrado si intrecciano in modo decisivo. Sarà proprio alla luce di questa “sfida tecnica” che andranno lette le scelte di setup e gli aggiornamenti che emergeranno dalle prime immagini della pit lane. Ecco un'analisi per ogni scuderia:
Contrariamente a quanto alcuni avevano anticipato, le prime immagini dalla pit lane di Miami non mostrano una vera e propria nuova front wing per la Ferrari, almeno nella struttura principale. Il naso e il mainplane sembrano infatti confermare la configurazione vista a inizio stagione, mentre il lavoro più interessante si concentra nella zona esterna dell’ala anteriore. La paratia laterale appare rivista, con interventi mirati sul footplate e sull’elemento verticale esterno, oltre a piccoli dettagli nella parte inferiore dell’ala che potrebbero essere stati adattati alle esigenze specifiche del tracciato. L’obiettivo sembra chiaro: aumentare l’outwash, spingendo il flusso verso l’esterno della ruota anteriore per migliorare la pulizia aerodinamica a valle. In un circuito da medio carico come Miami, dove efficienza e stabilità nei cambi di direzione devono convivere con una buona velocità sui rettilinei, la Ferrari sembra quindi lavorare più sulla qualità del flusso che su una modifica radicale del concetto aerodinamico.


L'ala anteriore della Ferrari a Miami - Foto di @fiagirly
A Miami scenderà in pista anche la nuova ala Macarena, quella già usaa nel filmng day e con diverse differenze rispetto a quella provata nelle prime uscite stagionali.


La nuova ala posteriore Macarena montata sulla Ferrari ed altri dettagli dell'end plate dell'ala anteriore - Foto di @metteobobbi
L'ala Macarena sulla Ferrari a Miami - Foto di @LucianoYoma
Il team di Milton Keynes farà esordire a Miami la sua versione di ala ribaltabile, soluzione copiata dalla Ferrari e provata qualche settimana fa in un filming day.
Oltre all'ala Macarena, la Red Bull ha copiato e portato a Miami anche una versione dell'aletta FTM davanti allo scarico posteriore.
Anche la Williams ha copiato dalla Ferrari l'aletta all'uscita dello scarico, con una forma che ricorda il monkey seat degli scarichi soffiati. Lo scopo è quello di incanalare i gas di scarico verso l'alto in direzione dell’ala posteriore per incrementare il carico aerodinamico.
La piccola ala davanti allo scarico di derivazione Ferrari - Foto di GiorgioPioladesign.com
Articolo in aggiornamento...
Questo è il quarto dei sei approfondimenti che proponiamo regolarmente su formula1.it per accompagnare l’avvicinamento a ogni weekend di gara: oltre alle prime immagini dalla pitlane e alle scelte di setup, trovano spazio lo studio e le informazioni Pirelli su gomme e strategie, l'analisi Brembo sui freni, la programmazione TV e streaming dell’evento, gli aggiornamenti ufficiali, oltre alla tabella delle componenti della power unit utilizzate.