Vasseur legge la gara come un’equazione spezzata: la Ferrari c’è, ma non sempre
03/05/2026 22:33:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Ci sono momenti, in certe gare, in cui tutto sembra funzionare: la macchina respira, il ritmo è pulito, la pista si apre davanti come una promessa. La Ferrari ci è stata dentro per un tratto, abbastanza da far intravedere ciò che potrebbe essere. Poi la gara si è spezzata, come se qualcuno avesse cambiato la luce nella stanza: la Safety Car, l’overtake mode degli altri, la temperatura che sale dove non dovrebbe. Vasseur lo racconta con calma, senza dramma, ma tra le righe si sente che la SF-26 ha due volti, e che il confine tra controllo e vulnerabilità è ancora troppo sottile. Non lo dice apertamente, ma è chiaro che il weekend lascia una domanda sospesa.

 

Una gara divisa in due: controllo prima, vulnerabilità dopo

Vasseur legge la gara come un’equazione spezzata: la Ferrari c’è, ma non sempre

La sua analisi parte da ciò che ha funzionato, e non è poco:

«Difficile una gara da interpretare. Perché nella prima parte della gara, quando eravamo in testa, siamo riusciti a mantenere il primo posto… era una gara sotto controllo.»

 

La Ferrari, nei primi giri, era solida, pulita, ordinata. Poi arriva la Safety Car, e tutto si ribalta:

«Appena è arrivata Safety Car, gli altri sono arrivati, hanno usato l’overtook mode, abbiamo perso posizione. E poi da lì è stata una gara molto più difficile.»

È il momento in cui la SF-26 perde il filo. Non per mancanza di velocità pura, ma per mancanza di continuità.

 

Il nodo vero: la gomma posteriore

Vasseur non lo nasconde, anzi lo mette al centro:

«Abbiamo soprattutto dovuto fare il surriscaldamento alla gomma posteriore… c’è un grosso divario di prestazione tra i primi 60 giri fino alla Safety Car e il resto della gara.»

È la chiave del weekend: la Ferrari funziona quando è sola, quando detta il ritmo.

 

La qualifica come specchio: manca poco, ma manca sempre

Poi allarga lo sguardo:

«Ci mancano uno o due decimi in tutte le sessioni. Dobbiamo sviluppare, dobbiamo portare prestazioni, sarà così fino alla fine della stagione.»

È un’ammissione lucida: la Ferrari non è lontana, ma non ha ancora il margine per controllare i weekend.

 

Il passo c’è, ma non sempre

Il punto centrale è la costanza, non la velocità:

«Appena eravamo con la pista libera… il passo era buono. Mentre abbiamo faticato molto di più quando eravamo nella posizione giusta in pista.»

Tradotto: la SF-26 è forte quando detta il ritmo, fragile quando deve difendersi.

È un limite strutturale, non episodico.

 

Il dritto, l’overtake mode e la vulnerabilità

Vasseur non si nasconde:

«Non abbiamo un vantaggio sul dritto… è semplice per noi perdere posizioni quando qualcun altro usa l’overtake mode.»

È un problema noto, ma oggi è diventato evidente. La Ferrari non ha l’arma per difendersi quando gli altri aprono tutto. Eppure, c’è un punto che vuole sottolineare:

«Siamo riusciti a stare in testa con un certo agio per i primi 15-17 giri.»

La macchina, quando è libera, funziona. Il problema è tutto il resto.

 

La chiusura è un invito alla calma, ma anche un monito:

«Abbiamo perso la situazione… però concentriamoci sul Canada e cerchiamo di portare a casa più presto per migliorare il risultato.»

Miami non è un fallimento, è un avvertimento: la Ferrari ha ritmo, ma non continuità. E Vasseur lo sa bene: per vincere, serve entrambe.

 

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