Nel momento più incerto della sua carriera, mentre il nuovo regolamento lo allontana dalla Formula 1 più di quanto voglia ammettere, a Max Verstappen è arrivato un messaggio inatteso: se davvero decidesse di lasciare la Red Bull, c’è una squadra che gli somiglierebbe più di tutte e che lo accoglierebbe per ciò che è. E quel nome, sorprendentemente, non è Mercedes.

Il quattro volte campione del mondo sta vivendo una stagione che non riconosce. Le nuove regole, la divisione di potenza tra combustione ed elettrico, la sensazione di guidare una vettura che non risponde come dovrebbe: tutto contribuisce a un malessere che Verstappen non ha mai nascosto. Nemmeno dopo le modifiche introdotte a Miami, il suo giudizio è cambiato. Le sue parole, ripetute da mesi, restano le stesse: le nuove auto non lo convincono, non lo rappresentano, non gli permettono di esprimersi come vorrebbe.
In questo contesto, il suo futuro è diventato un territorio aperto. Verstappen sta valutando tutto: restare, cambiare squadra, persino lasciare la Formula 1 alla fine dell’anno. E intorno a lui, inevitabilmente, si moltiplicano le ipotesi. Il legame con Mercedes è reale: guiderà una loro GT3 alla 24 Ore del Nürburgring, e il rapporto personale con la casa tedesca è solido. Per molti, un passaggio a Brackley sembrava la scelta più naturale.
Ma David Coulthard, voce ascoltata e rispettata nel paddock, vede un’altra strada.
«Penso che Max si adatti meglio al mondo della Ferrari che a quello della Mercedes», ha detto nel podcast Up To Speed. Una frase che cambia la prospettiva e apre un’ipotesi che fino a ieri sembrava solo suggestione.
Coulthard non nega il rapporto tra Verstappen e Mercedes:
«So che hanno un ottimo rapporto e so che guida una Mercedes nelle gare GT3».
Ma poi arriva il punto centrale:
«Per quanto riguarda la libertà di essere se stesso, penso che si troverebbe più a suo agio alla Ferrari perché lì basterebbe presentarsi, guidare veloce, presumibilmente vincere le gare e poi tornare a casa».
Secondo Coulthard, la differenza non è tecnica ma culturale. La Ferrari, nella sua visione, è un ambiente dove il pilota vive un rapporto più diretto con la pista, con la macchina, con la propria identità sportiva. Un luogo dove Verstappen potrebbe essere semplicemente Verstappen: veloce, diretto, istintivo, senza dover aderire a un modello più rigido come quello Mercedes.
È un’interpretazione, certo. Ma è anche un segnale. Nel paddock, sempre più persone iniziano a immaginare Verstappen in rosso. Non perché sia probabile, ma perché per la prima volta sembra possibile. Il suo futuro resta sospeso, la Red Bull non è più una certezza, la Formula 1 non è più un dogma, e il regolamento non è più un terreno familiare.
In questo scenario, il consiglio di Coulthard pesa più di quanto sembri: Ferrari come scelta «più congeniale», più naturale, più libera.
Non è un’indicazione di mercato, è un’indicazione di identità. E forse, oggi, è proprio questo che Verstappen sta cercando: un posto dove tornare a sentirsi se stesso, senza compromessi, senza filtri, senza adattamenti forzati. Un posto dove la velocità basta a spiegare tutto.
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