A Montreal Honda non cerca segnali: cerca conferme
19/05/2026 16:20:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Dopo Miami, la Honda arriva a Montreal con una certezza nuova: i progressi non sono più ipotesi, ma segnali concreti. Il primo doppio arrivo delle Aston Martin — pur con un giro di ritardo — ha rappresentato un punto di svolta psicologico più che tecnico.
E Shintaro Orihara, voce e mente del progetto Honda in pista, lo ha detto chiaramente: ciò che si è visto in Florida non è un caso isolato, ma l’inizio di una tendenza che il costruttore giapponese vuole consolidare in Canada.

 

Dopo Miami, una base da cui ripartire

A Montreal Honda non cerca segnali: cerca conferme

A Miami, Honda ha finalmente potuto verificare sul campo ciò che i dati promettevano da settimane: vibrazioni della batteria ridotte, affidabilità del gruppo motopropulsore in crescita, gestione dell’energia più coerente con le esigenze del 2026.

«Abbiamo confermato i miglioramenti nelle vibrazioni della batteria e nell’affidabilità complessiva», ha spiegato Orihara.
Un progresso che non riguarda solo il presente, ma anche la preparazione alle norme del prossimo anno, dove la gestione dell’energia sarà un elemento centrale.

Il Canada, però, rappresenta un test diverso. È la gara di casa di Lance Stroll, è un weekend sprint, e la FP1 — appena 60 minuti — diventa un esercizio di precisione assoluta. Honda sa che non ci sarà margine per errori o ritardi: ogni giro perso è un passo indietro nella comprensione di una power unit che richiede finezza, non improvvisazione.

 

Montreal: guidabilità, energia e condizioni variabili

Il focus del weekend è chiaro: guidabilità.
Honda vuole dare ai piloti una vettura che permetta di affrontare le curve con più fiducia, più velocità, più continuità.

«Se riusciamo a dare più fiducia ai piloti nell’affrontare le curve più velocemente, miglioreremo i tempi sul giro», ha detto Orihara.

Montreal, però, aggiunge complessità. Il lungo rettilineo richiede una gestione dell’erogazione dell’energia calibrata al millimetro; le chicane lente prima del rettilineo opposto e le curve 1 e 2 mettono alla prova la precisione dell’MGU-K e la modulazione della coppia. E poi c’è l’incognita meteo: bagnato possibile, temperature più basse, aderenza instabile. In un contesto così variabile, la guidabilità diventa un valore assoluto.

È lì che Honda vuole fare la differenza.

 

Miami ha mostrato un progresso, mentre Montreal dirà se è davvero una tendenza. Honda arriva con un piano chiaro: migliorare la fiducia dei piloti, ottimizzare la gestione dell’energia, trasformare ogni curva in un’opportunità invece che in un rischio. È un lavoro silenzioso, tecnico, paziente. Ma è proprio questo il tipo di lavoro che, quando funziona, cambia una stagione.

 

Foto copertina x.com

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