Lewis Hamilton vorrebbe ridurre il lavoro al simulatore dopo il weekend complicato di Miami, convinto che lo abbia portato nella direzione sbagliata sull’assetto. Ma mentre il sette volte campione cerca un nuovo equilibrio, Jenson Button lo invita alla prudenza: per lui, rinunciare ora a uno strumento così centrale sarebbe un errore, soprattutto in una fase in cui Hamilton sta ritrovando fiducia e continuità nella sua avventura in Ferrari.

Hamilton ha spiegato dopo Miami di voler diminuire il tempo passato al simulatore, ritenendo che quel lavoro lo avesse spinto verso un assetto inefficace per il weekend.
Il sette volte campione arriva comunque in Canada con speranze rinnovate: Montréal è il circuito dove detiene il record di vittorie e dove spesso ha ritrovato slancio nei momenti difficili. Jenson Button, però, non è convinto che ridurre il simulatore sia la strada giusta.
«Il passaggio di Lewis alla Ferrari è stato davvero emozionante l’anno scorso, è stato un anno molto difficile per lui», ha dichiarato Button a Sky Sports News.
«Come ci si poteva aspettare, in fondo, provenendo da una scuderia con cui ha collaborato per tantissimo tempo e con cui ha vinto diversi campionati del mondo.
Entrare in una squadra che non solo è diversa, ma è italiana, con compagni di squadra che parlano italiano e tu no. Quest'anno, fin dall'inizio, sembra molto più sicuro di sé, molto più sicuro delle persone con cui lavora in squadra».
Button, che è stato compagno di Hamilton in McLaren, conosce bene quanto il simulatore possa essere fuorviante, ma anche quanto resti indispensabile.
«Le ultime due gare non sono state facili per lui, e a volte nel simulatore ci si può un po' perdere, prendendo la direzione sbagliata con l'assetto», ha spiegato Button.
«Bisogna comunque farlo, ci sono dei compiti da svolgere lontano dalla pista. Penso che Lewis arriverà a Montreal con molta fiducia. Vogliamo vedere la Ferrari in testa e vogliamo vedere Lewis lottare per la vittoria, specialmente a Montreal, un circuito che ama così tanto».
Per Button, il punto non è eliminare il simulatore, ma saperlo interpretare. E soprattutto, non rinunciare a uno strumento che oggi è parte integrante della preparazione di un pilota di vertice.
Hamilton cerca un nuovo equilibrio, Button gli ricorda che certe basi non si possono abbandonare. Tra intuizioni personali e necessità tecniche, il sette volte campione si muove su un filo sottile.
Il Canada dirà se la sua nuova direzione è quella giusta — o se il simulatore, nonostante tutto, resta un alleato di cui non può fare a meno.
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