La camicia bianca del capo in mezzo alle maglie blu dei meccanici. Si distingue così Marco Antonelli all'interno del garage del suo team AKM Motorsport. Ma del capo ha solo l'abbigliamento, perché nel box lavora fianco a fianco dei suoi uomini e, da racer puro, non si sottrae a chiacchiere da retro box, suo habitat naturale. E nel farlo riesce mette a proprio agio l'interlocutore grazie alla sua educazione e disarmante semplicità. Questi sono stati gli ingredienti della chiacchierata che il papà di Kimi Antonelli ha concesso in esclusiva a chi scrive, che ha toccato la sua attività nel mondo dei motori ma anche il momento positivo che Andrea sta vivendo in Formula 1, possibile grazie al suo talento ma anche al supporto del team Mercedes e di una famiglia straordinariamente normale.
Marco, a volte segue il suo team e altre segue Kimi ai GP: come sceglie le trasferte a cui partecipare?
"Diciamo che Kimi è comunque in buone mani, è nella famiglia Mercedes, è come se ci fossimo noi, quindi sono tranquillo. È chiaro che devo guardare un po' tutto, ho un team numeroso, quindi bisogna che dia il classico colpo al cerchio e alla botte. Poi veniamo da un periodo positivo... mi sento abbastanza fiducioso di come in questo momento Kimi possa farcela anche da solo, anche senza di me".
La Mercedes è come la seconda famiglia?
"Assolutamente. Sono estremamente tranquillo di saperlo in pista con la famiglia Mercedes, so che è in mani sicure".
Pensa che la sua attività e il suo passato nel motorsport abbiano influenzato la scelta di Kimi di diventare pilota?
"Kimi è praticamente nato nei box, quando era nella pancia della mamma eravamo a Magny-Cours a correre il WTCC e lui dava i calci quando sentiva mettere in moto le macchine. Ne ha risentito di sicuro. Poi ovviamente ha dimostrato di avere questa passione e, anche se noi magari abbiamo influito all'inizio, dopo è stata una sua scelta, non certo nostra".

Anche lei è stato pilota: si rivede in suo figlio?
"No, ad essere onesto no. Lui è più veloce di me (ride, ndr). Siamo appartenenti a due epoche diverse. Una volta noi eravamo piloti da coltello tra i denti, meno regole e più da entrate alla tutto per tutto, battaglie, lotte e sportellate a non finire. Ora siamo in un momento con un motosport diverso. Però lui è sempre stato abbastanza agguerrito, quindi un po' mi rivedo in lui sotto questo aspetto".
Pensa che col tempo il suo ruolo a fianco di Kimi ai GP sia cambiato o il supporto da papà è rimasto lo stesso?
"Io al massimo posso dare un mio parere se vedo una cosa che secondo me non è corretta, però lui deve sempre valutarla e fare il confronto con gli ingegneri, con Bono (Peter Bonnington, ndr) e tutto il suo staff. Posso esprimere delle sensazioni, ma vanno sempre verificate con strumenti adatti. Al massimo posso dire la mia, da uomo che vive da tanti anni il motorsport, che ha visto tanti piloti. Ma poi tutto deve essere verificato. Voglio essere a fianco di Kimi perché se le cose vanno bene gioiamo insieme, ma anche per essere da spalla se le cose non dovessero andare come come sempre si spererebbe".
Il suo team AKM Motorsport è partner di Mercedes: come vede il 2026 del team di Brackley?
"Devo dire che hanno fatto una grande macchina, in questo momento senza dubbio l'auto da battere. Penso sia evidente. Kimi sta crescendo e Russell è una certezza. Penso che quest'anno per gli altri sarà dura batterli, però non si sa mai. Il campionato è talmente lungo che tutto può succedere. Per il momento sono molto forti, devo dire che li vedo bene".

Pensa che Kimi stia stupendo o la sua era una crescita prevista? Anche se è bene non fare proclami...
"Allora, devo dire che Toto Wolff forse ci credeva più di me nella crescita di Kimi. Io da padre non sono troppo di parte, forse sono sempre stato un po' scettico sulle vere potenzialità di mio figlio perché hai sempre paura che poi non sia forte come dovrebbe essere. Quindi sono sempre una persona molto cauta nel dare commenti positivi o nel fare proclami".
Ma le cose stanno andando bene...
"Vero, ora Kimi sta andando bene, anche oltre le aspettative. Ma penso che debba ancora crescere: in un anno di Formula 1 non puoi imparare quello che hanno imparato gli altri piloti, i suoi rivali in sei, otto o dieci anni".
È leader del mondiale di F1 e pensa debba ancora crescere?
"Personalmente ritengo abbia ancora molto da imparare e penso che lo possa fare solo nei prossimi anni. Gli servirà del tempo, è normale. Penso che sarà davvero pronto tra qualche anno".
Lei e Toto Wolff siete sempre stati certi della forza di Kimi, anche davanti alle difficoltà o alle critiche, come accaduto la passata stagione. È stato difficile gestire quei momenti?
"Penso che quando sei in una posizione come lo era Kimi lo scorso anno, sotto i riflettori, da rookie in un team come la Mercedes, al posto di Lewis Hamilton e con tanta pressione addosso, hai sempre tanti dubbi o critiche. Pensi se sarai in grado o meno, veloce o meno. Nel suo percorso ha avuto momenti negativi ma ci sta per un pilota agli inizi, soprattutto in quelle condizioni".
Una fase difficile da cui serviva grande forza mentale per venirne fuori...
"Ad essere sincero ho sempre pensato che potesse venirne fuori. Poi, da qui a pensare che possa vincere un mondiale è tutta un'altra cosa, ha tutto da dimostrare. Ma, tornando alla domanda, ho sempre pensato che potesse fare bene. Diciamo che i momenti difficili dello scorso anno sono stati solo un momento passeggero".
Come valuta il lavoro di Toto Wolff al fianco di Kimi? Da fuori sembra lo consideri quasi come un "figlio adottivo"...
"Toto è un grande, in tutto. Sia per essere lì dov'è e sia aver fatto quello che ha fatto nella sua vita. È un grande. Una persona molto bilanciata, un uomo che misura tutto, che ha molta esperienza e poi è un padre di famiglia anche lui. Diciamo che meglio di così non potevamo capitare, Kimi non poteva capitare".

Parlando di quanto accade fuori dalla pista, quale pensa sia il segreto di Kimi come persona?
"Kimi è un ragazzo normale, che va a giocare a bowling con gli amici, che se incontra la gente per strada, ci va insieme al pub a San Marino. È un ragazzo che ha voglia di stare in mezzo agli altri, divertirsi, di non pensare solo alla F1. È un ragazzo molto normale che sa che quello è il suo mestiere e lo tratta come tale. Punto. È come se dovesse guidare un autobus, solo che guida una F1".
Uno come gli altri insomma.
"Esatto, è un ragazzo come gli altri, come tanti, come tutti. È un ragazzo che ha voglia di stare insieme agli amici quando ha del tempo libero, di fare quello che fanno tutti i ragazzi della sua età. Forse la sua forza è proprio la sua normalità".
Come famiglia siete una presenza discreta ma costante: come vivete questa esplosione di popolarità?
"Io faccio la mia vita, nulla è cambiato rispetto a prima. Lavoro tutti i giorni, faccio quello che ho sempre fatto e che mi piace. Non mi è cambiata la vita. Forse è anche questo un segreto che ci fa rimanere uniti. Per fortuna abbiamo dei figli fantastici, anche come rapporti e siamo sempre andati d'accordo, andiamo d'accordo. Ognuno fa il suo, non ci montiamo la testa, stiamo coi piedi per terra, sappiamo bene che oggi sei sul tetto del mondo, ma domani sei sotto terra. Bisogna sempre essere misurati e tranquilli. Viviamo questo momento in maniera normale e sappiamo anche noi che quello è il lavoro di Kimi. Ognuno di noi fa il suo in famiglia e andiamo avanti come tutte le altre famiglie".
Si ringraziano Marco Antonelli e Mercedes per la cordialità e la disponibilità. La riproduzione parziale di questa esclusiva è possibile previa citazione dell’autore e della fonte formula1.it, con link al contenuto originale.
Foto copertina media.mercedesamgf1.com
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