La Ferrari ha perso il suo super potere? Le partenze non fanno più la differenza
02/06/2026 08:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

All’inizio del 2026 la Ferrari sembrava aver trovato un vantaggio raro: partenze così esplosive da ribaltare le gerarchie già alla prima curva. Era un’arma tecnica e psicologica, costruita attorno alla scelta di un turbo più piccolo e più reattivo, capace di garantire una risposta immediata allo spegnimento dei semafori. Per Charles Leclerc e Lewis Hamilton era diventata quasi una firma: scatto perfetto, traiettoria pulita, posizioni guadagnate prima ancora che la gara iniziasse davvero.
Ma quel vantaggio non è durato. Non perché la Ferrari abbia perso prestazione, ma perché il resto della griglia — e la politica — hanno rimesso tutto in equilibrio.

 

Il turbo piccolo, il vantaggio grande e la politica che lo ha spento

La Ferrari ha perso il suo super potere? Le partenze non fanno più la differenza

Le difficoltà degli altri team nelle prime gare hanno acceso un dibattito immediato sulla sicurezza. Molti piloti faticavano a gestire la fase di pre-partenza, e la FIA è intervenuta allungando il tempo prima dell’accensione delle luci. Un dettaglio minimo, ma sufficiente per permettere a chi era in difficoltà di non sbagliare più.

Fred Vasseur non ha nascosto il fastidio:

«Politicamente è stata una mossa ben giocata, ma non molto leale».

Per lui, la Ferrari si è ritrovata penalizzata da una modifica nata per aiutare chi non aveva trovato soluzioni tecniche altrettanto efficaci. Eppure, anche dopo il cambiamento, la Ferrari ha continuato a scattare bene: Australia, Cina, Miami.

Segno che il pacchetto funzionava comunque. Ma i numeri raccontano una curva discendente: dalle sette posizioni guadagnate a Melbourne fino al Canada, dove per la prima volta nel 2026 nessuna Ferrari è entrata tra le prime tre alla curva 1.

Non è un crollo: è semplicemente il mondo intorno che ha smesso di sbagliare.

 

McLaren, Red Bull e Mercedes: gli altri hanno trovato la chiave

La McLaren era già forte in partenza, ma non si era vista nelle prime gare: Oscar Piastri non era partito in Australia, e in Cina entrambe le McLaren erano fuori dalla griglia. Ora che sono presenti, il confronto è reale.

«Le nostre partenze sono state migliori di quelle della Ferrari per tutto l’anno», ha detto Piastri in Canada.

E guardando i dati, non ha torto.

La Red Bull ha risolto i problemi iniziali di Max Verstappen, tornato a scattare con la precisione che ci si aspetta da lui. La Mercedes, che partiva male nonostante le prime file, ha smesso di regalare posizioni: e all’inizio proprio quelle perdite amplificavano artificialmente il vantaggio Ferrari.

Quel bonus è sparito. Il punto centrale è semplice: la Ferrari non ha perso prestazione, ha perso asimmetria. All’inizio dell’anno gli altri erano disallineati, in ritardo, in alcuni casi nemmeno in griglia. Ora sono tutti lì, tutti pronti, tutti sincronizzati. E il turbo piccolo non basta più a fare la differenza.

 

Il Canada ha segnato un cambio di fase. La Ferrari può ancora fare buone partenze, ma non domina più. Il super-potere delle prime gare è evaporato, e non per colpa della SF-26: sono stati la politica, la normalizzazione tecnica e il risveglio degli avversari a ridisegnare la mappa.

Per tornare davanti alla curva 1, la Ferrari dovrà trovare un’altra leva. Perché quella delle partenze, ormai, appartiene al passato.

 

Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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