All’inizio del 2026 la Ferrari sembrava aver trovato un vantaggio raro: partenze così esplosive da ribaltare le gerarchie già alla prima curva. Era un’arma tecnica e psicologica, costruita attorno alla scelta di un turbo più piccolo e più reattivo, capace di garantire una risposta immediata allo spegnimento dei semafori. Per Charles Leclerc e Lewis Hamilton era diventata quasi una firma: scatto perfetto, traiettoria pulita, posizioni guadagnate prima ancora che la gara iniziasse davvero.
Ma quel vantaggio non è durato. Non perché la Ferrari abbia perso prestazione, ma perché il resto della griglia — e la politica — hanno rimesso tutto in equilibrio.

Le difficoltà degli altri team nelle prime gare hanno acceso un dibattito immediato sulla sicurezza. Molti piloti faticavano a gestire la fase di pre-partenza, e la FIA è intervenuta allungando il tempo prima dell’accensione delle luci. Un dettaglio minimo, ma sufficiente per permettere a chi era in difficoltà di non sbagliare più.
Fred Vasseur non ha nascosto il fastidio:
«Politicamente è stata una mossa ben giocata, ma non molto leale».
Per lui, la Ferrari si è ritrovata penalizzata da una modifica nata per aiutare chi non aveva trovato soluzioni tecniche altrettanto efficaci. Eppure, anche dopo il cambiamento, la Ferrari ha continuato a scattare bene: Australia, Cina, Miami.
Segno che il pacchetto funzionava comunque. Ma i numeri raccontano una curva discendente: dalle sette posizioni guadagnate a Melbourne fino al Canada, dove per la prima volta nel 2026 nessuna Ferrari è entrata tra le prime tre alla curva 1.
Non è un crollo: è semplicemente il mondo intorno che ha smesso di sbagliare.
La McLaren era già forte in partenza, ma non si era vista nelle prime gare: Oscar Piastri non era partito in Australia, e in Cina entrambe le McLaren erano fuori dalla griglia. Ora che sono presenti, il confronto è reale.
«Le nostre partenze sono state migliori di quelle della Ferrari per tutto l’anno», ha detto Piastri in Canada.
E guardando i dati, non ha torto.
La Red Bull ha risolto i problemi iniziali di Max Verstappen, tornato a scattare con la precisione che ci si aspetta da lui. La Mercedes, che partiva male nonostante le prime file, ha smesso di regalare posizioni: e all’inizio proprio quelle perdite amplificavano artificialmente il vantaggio Ferrari.
Quel bonus è sparito. Il punto centrale è semplice: la Ferrari non ha perso prestazione, ha perso asimmetria. All’inizio dell’anno gli altri erano disallineati, in ritardo, in alcuni casi nemmeno in griglia. Ora sono tutti lì, tutti pronti, tutti sincronizzati. E il turbo piccolo non basta più a fare la differenza.
Il Canada ha segnato un cambio di fase. La Ferrari può ancora fare buone partenze, ma non domina più. Il super-potere delle prime gare è evaporato, e non per colpa della SF-26: sono stati la politica, la normalizzazione tecnica e il risveglio degli avversari a ridisegnare la mappa.
Per tornare davanti alla curva 1, la Ferrari dovrà trovare un’altra leva. Perché quella delle partenze, ormai, appartiene al passato.
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