Nel giovedì di Monaco, Max Verstappen si presenta con la lucidità di chi conosce bene il Principato e le sue insidie. Vent’anni fa qui arrivò il primo podio della Red Bull, ma oggi il tre volte campione del mondo non dà nulla per scontato.
«Si ripeterà anche questa volta? Non lo so. Monaco riserva sempre sorprese», ammette. Il tema, però, non è la nostalgia: è la prestazione. E Verstappen lo dice senza filtri.
«Dobbiamo migliorare su tutti i fronti: efficienza, aderenza, gomme. A Montréal ci mancava qualcosa sul rettilineo, ma anche nelle curve e sui dossi non siamo al top».

Il quadro tecnico non è quello degli anni d’oro.
«Saremo più agili nei tratti a bassa velocità, ma in generale penso che queste vetture ci abbiano portato a fare un passo indietro rispetto a un anno fa», spiega.
È un’analisi che pesa: Monaco è un circuito che amplifica ogni limite, e la RB20 non è più la macchina che schiacciava la concorrenza.
Poi c’è il lato personale:
«Monaco è casa mia, questo per me ha un peso maggiore della gara. È una città sicura, accogliente, ideale per i bambini. La F1 è un valore aggiunto, frenetica ma fantastica».
Il suo ricordo più vivido?
«Un incidente contro le barriere di sicurezza…», dice sorridendo, come se quel momento fosse parte del percorso che lo ha portato a diventare ciò che è oggi.
Arriva la domanda più delicata: la sostenibilità mentale delle regole attuali. Verstappen non si nasconde e rivela ciò che pensa veramente:
«Ho detto tutto quello che volevo dire. Le discussioni sono in corso e non spetta a me decidere ora».
La proposta 40-60 non convince il paddock, ma Max non vuole trasformarsi in un attivista tecnico. Preferisce affidarsi al processo:
«Credo e confido che la FIA prenderà la decisione giusta per gli sport motoristici e per la F1. Quest’anno siamo stati coinvolti nelle discussioni, abbiamo fatto riunioni vere: è stato positivo. È esattamente ciò che dobbiamo fare anche in futuro».
Poi una frase che pesa più di tutte:
«Penso che questa situazione si sarebbe potuta evitare in parte, ma sono già stati compiuti molti passi positivi per il futuro».
È la sintesi perfetta del suo stato d’animo: critico, ma non distruttivo; coinvolto, ma non esasperato; consapevole che il 2027 non può essere un salto nel buio.
Monaco non è solo un circuito per Verstappen: è casa, memoria, identità. Ma è anche il luogo in cui la Red Bull deve dimostrare di saper reagire, e in cui la Formula 1 deve iniziare a dare risposte sul futuro. Max lo sa, e lo affronta con la calma di chi ha già visto tutto ma non ha smesso di pretendere il meglio.
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