Montecarlo, dove il weekend rivela l’Hamilton di oggi
04/06/2026 18:25:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Nel motorhome Ferrari, nel giovedì sospeso di Monaco, Lewis Hamilton parla con una sincerità che raramente concede. Formula1.it è presente all’incontro, e ciò che emerge non è una semplice analisi del weekend, ma un racconto che attraversa tecnica, fiducia, memoria e un passato che continua a pesare sul presente.

Hamilton parte dalla Ferrari e dal tracciato:

«Direi che il tracciato probabilmente ci favorisce rispetto ad altri. Sui lunghi rettilinei perderemmo molto meno e non credo che la potenza sarà necessariamente un grosso problema».

Poi aggiunge:

«La nostra vettura è buona alle basse velocità, quindi penso che saremo competitivi», mentre «non saremo necessariamente i più veloci», ma con la possibilità di restare comunque in lotta grazie al pacchetto tecnico.

 

La Ferrari che cambia, il lavoro invisibile e la simbiosi con gli ingegneri

Montecarlo, dove il weekend rivela l’Hamilton di oggi

Quando gli chiedono quanto del suo miglioramento sia merito della nuova auto e quanto del lavoro interno, Hamilton si apre:

«È una cosa enorme. Ciò di cui la maggior parte delle persone non si rende conto è il lavoro che si svolge dietro le quinte».

Poi entra nel dettaglio:

«Sono arrivato in una squadra che ha tutto ciò che serve per avere successo, ma deve solo mettere i pezzi del puzzle al posto giusto».

«Mi sono impegnato al 100%… nella prima parte dello scorso anno è stata molto, molto dura».

Il ruolo di Vasseur è stato decisivo:

«Fred è stato fantastico nel lavorare con me e nell’aiutarmi… gli ingegneri hanno detto che era un milione di volte meglio rispetto all’anno scorso».

Poi la frase che racconta la svolta tecnica:

«Stiamo ancora navigando, abbiamo ancora molta strada da fare, ma siamo sulla strada giusta».

Sul carico aerodinamico di Monaco è diretto:

«È probabilmente il circuito con il carico aerodinamico più basso che abbiamo mai avuto su questa pista».

Il futuro contrattuale non lo sfiora:

«Non è un pensiero e non è un argomento di conversazione».

Poi arriva uno dei passaggi più forti dell’intervista:

«La collaborazione tra pilota e ingegnere è molto, molto importante».

Hamilton racconta la costruzione della simbiosi:

«Cerchi di descrivere il problema curva per curva, ingresso, metà, uscita».

E poi la frase che pesa come un simbolo:

«Sento davvero che Carlo è come il mio Bono italiano».

«È molto calmo. È proprio nei dettagli che riusciamo ad approfondire insieme. La nostra intesa è qualcosa che mi fa bene».

 

Monaco, McLaren, il karting, il bullismo, i sogni: Hamilton apre il cassetto più profondo

Quando parla della McLaren, Hamilton si scalda:

«Ho ancora un debole per la McLaren. Sono incredibilmente grato a Ron».

«Non sarei qui oggi se non fosse stato per lui».

Poi racconta:

«Adoro le persone che vanno controcorrente. Che dimostrano che gli altri si sbagliano».

Su Monaco poi aggiunge:

«Questa è casa mia… ogni volta che vengo qui mi capita sempre di ripensare a quando ero più giovane».

 

Quando finisce, nel motorhome c’è un silenzio che non è imbarazzo: è rispetto.

Hamilton non ha fatto un’intervista, ha raccontato la sua vita, mostrando perché è qui, perché la Ferrari lo sta cambiando e perché Monaco, per lui, non è mai solo una gara.

È un ritorno al punto in cui tutto è iniziato e un passo verso ciò che vuole diventare.

Foto copertina www.ferrari.com

Tutte le news, le foto, il meteo, gli orari delle sessioni ed i tempi del Gran Premio di Monaco 2026


Tag
monaco gp | ferrari | hamilton | principato monaco |