Hadjar non crolla: Monaco diventa la prova che sta imparando a ripartire da zero
09/06/2026 15:56:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Isack Hadjar non ha semplicemente conquistato un podio a Monaco: ha dimostrato di saper ricostruire fiducia, ritmo e lucidità dopo un inizio di weekend che avrebbe potuto minare quanto costruito con difficoltà. L’incidente nelle FP1 sembrava avergli tolto tutto, ma la sua gara racconta l’opposto: un pilota che impara a ripartire da zero e a saper cogliere l’opportunità di una gara nel Principato stranamente caotica.
Le parole di Laurent Mekies non lasciano dubbi: questo risultato non è arrivato per caso, ma perché Hadjar ha saputo gestire una vettura che si stava comportando in maniera inusuale.

 

Dal contatto con le barriere alla terza fila: la fiducia che torna pezzo dopo pezzo

Hadjar non crolla: Monaco diventa la prova che sta imparando a ripartire da zero
Il weekend di Hadjar è iniziato nel modo peggiore: un incidente pesante nelle FP1, tempo perso, fiducia incrinata in una pista dove più giri porti a casa e meglio riuscirai a rendere nel momento della qualifica. Mekies lo dice chiaramente:

«Ha subito una grossa battuta d’arresto nelle FP1 quando ha fatto un incidente».

Eppure, la reazione è stata immediata e, anche grazie al team Red Bull che ha rimesso insieme la vettura in tempo per le FP2, Hadjar ricostruisce, giro dopo giro, quella fiducia che sembrava svanita.
Il risultato è una qualifica solida, addirittura brillante in alcuni momenti: terzo in Q2, quinto sulla griglia finale.

È il primo segnale di un pilota che non si lascia definire dagli errori, ma da come riesce a reagire e a ripartire.

 

Una gara complicata, un podio meritato: Hadjar tiene insieme tutto ciò che poteva cedere

La domenica non è stata più semplice, anzi lo ha messo nuovamente sotto pressione. Tra problemi al motore, gestione dell’energia compromessa e George Russell incollato agli scarichi per più di metà gara, Hadjar ha dimostrato che, nonostante la giovane età, riesce a gestire momenti così complicati. Mekies lo racconta senza filtri:

«Avevamo molta meno potenza dal motore… ha avuto davvero, davvero un bel daffare».

Hadjar chiede aiuto via radio, si agita, si emoziona, ma non cede e Mekies lo difende:

«È sempre molto difficile per il pilota capire cosa sta succedendo… probabilmente si sarà chiesto: “Ma che sta succedendo?”».

Eppure, tra interruttori da cambiare, potenza che va e viene e una vettura che rischia di spegnersi, Hadjar resta in pista.
Sopravvive alla ripartenza dopo la bandiera rossa, chiude quarto sapendo che la penalità di Pierre Gasly lo porterà sul podio.

Nonostante l’investigazione della FIA sulla power unit che avrebbe potuto costargli il podio, nulla cambia: la vettura era rimasta nelle specifiche originali e il risultato viene confermato.

Questo weekend conferma quanto Hadjar non sia soltanto un pilota veloce, ma anche resistente. E in uno sport come la Formula 1, in cui imprevisti e sfortuna possono essere dietro l’angolo, sapere di avere in squadra un pilota capace di non perdere lucidità e grinta rappresenta un vantaggio enorme.

 

Il podio di Monaco non è un regalo del destino, né un risultato fortunato. È la prova che Hadjar sta imparando a gestire gli estremi: l’errore e la ricostruzione, la paura e la lucidità, il caos e la disciplina.
Un weekend che avrebbe potuto distruggerlo è diventato il simbolo della sua crescita. Monaco non racconta solo un terzo posto: racconta un pilota che, quando tutto sembra cedere, trova un modo per restare in piedi.

 

Tutte le news, le foto, il meteo, gli orari delle sessioni ed i tempi del Gran Premio di Monaco 2026

Seguici anche su TikTok Video brevi, curiosità e contenuti rapidi sul mondo della Formula 1.
Seguici

Tag
isack hadjar | red bull | podium | monaco gp | mekies |