Sono giorni molto intensi per la Formula 1 nonostante non si tratti di un race weekend. La Federazione Internazionale non si è ancora espressa in merito all’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities). La disciplina introdotta dalla FIA in Formula 1 per consentire ai motoristi in difficoltà di sviluppare e aggiornare i propri propulsori sta creando malumori in seno alle scuderie. In base a quanto si sussurra da tempo nel paddock, la componente endotermica sviluppata da Red Bull Powertrains, in collaborazione con Ford, sarebbe il benchmark della categoria.
Un fattore che se confermato sarebbe sorprendente fino a un certo punto. La metrica utilizzata per la concessione di omologazioni aggiuntive, ore al banco e rialzo del limite imposto dal Budget Cap è assai discutibile. Misurare il potenziale di una Power Unit in funzione della sola potenza dell’endotermico non offre un quadro realistico delle forze in campo. Va tuttavia sottolineato che tale razionale è stato condiviso con i costruttori delle unità di potenza.
Il convincimento generale era che il V6 Mercedes fosse il riferimento in termini prestazionali, in virtù dello strapotere mostrato nel primo stint della stagione dalle frecce d’argento e dai discreti risultati di McLaren e soprattutto dalla Alpine.
La protesta Red Bull non si è fatta attendere. Secondo Laurent Mekies, i risultati preliminari inviati dalla FIA ai team non sono coerenti rispetto a tutti gli indicatori di performance pertanto secondo il manager francese l’organo di governo della Formula 1 deve rielaborare o integrare le proprie analisi.
La posta in palio è enorme in quanto in grado di stravolgere le gerarchie sinora apprezzate in pista. Per quanto concerne la Scuderia Ferrari, l’ADUO è l’occasione per curare l’endemica anemia di cavalleria. Se la FIA si esprimerà nei primi giorni della prossima settimana la storica scuderia italiana potrebbe portare al Red Bull Ring la terza unità di potenza 067/6 con gli sviluppi concessi dalla Federazione Internazionale. Ma quanti chilometri hanno percorso le prime due Power Unit utilizzate fino al Gran Premio di Barcellona da Lewis Hamilton e Charles Leclerc?

Attraverso il computo di tutti i giri percorsi dai due alfieri del Cavallino Rampante nei sette round del mondiale sinora disputati è stato possibile dedurre il chilometraggio delle due unità omologate sulle due SF-26. Su entrambe le monoposto è stata montata la seconda PU completa in occasione del Gran Premio del Canada. Da allora è ragionevole ipotizzare che le sessioni di prove libere siano state disputate dalla Power Unit 1, mentre tutte le sessioni con una posta in palio hanno richiesto l’utilizzo della Power Unit 2. Proprio la seconda unità di potenza, in virtù del limitato numero di chilometri coperti sarà utilizzare nelle prossine sessioni di free practice fine a fine vita. Le Power Unit dello scorso anno hanno percorso mediamente 4.500 km. E’stato impossibile per tutti i costruttori arrivare alla ottava tappa della stagione utilizzando una sola unità di potenza. Va ricordato che Il quadro regolamentare definito dall’Articolo B8.2 – Power Unit Limitations & Usage del regolamento sportivo, prescrive il seguente numero massimo di componenti utilizzabili:
Solo per il 2026, essendo il primo anno del nuovo ciclo tecnico, il regolamento concede a ogni pilota una unità supplementare per ciascuna categoria. I limiti salgono quindi a 4 ICE, 4 TC, 4 set EXH, 3 ES, 3 PU-CE, 3 MGU-K, 6 PU-ANC.
Per questa stagione è prevista anche una deroga specifica per i costruttori di power unit al debutto nel ciclo regolamentare, come Ford e Audi, che possono contare su un’unità aggiuntiva per ciascuna categoria. La FIA conserva inoltre la possibilità di rivedere i limiti nel caso in cui dovessero emergere criticità di affidabilità diffuse.