Lawson accusa Red Bull: «Hanno usato quella gara contro di me»
23/06/2026 09:40:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Prima di affiancare Arvid Lindblad in Racing Bulls, Liam Lawson era stato promosso in Red Bull al fianco di Max Verstappen. Tuttavia, come spesso accade nel team di Milton Keynes, il secondo pilota finisce per essere messo in grande difficoltà dal quattro volte campione del mondo olandese. Non tanto per una mancanza di talento, quanto piuttosto perché la monoposto viene sviluppata e cucita su misura attorno alle esigenze di Verstappen.

A denunciare questa situazione è stato lo stesso Liam Lawson che, intervenuto ai microfoni di High Performance Podcast, ha raccontato la sua esperienza in Red Bull, sottolineando come quanto accaduto a lui non sia poi così diverso da quanto vissuto in precedenza da Sergio Perez.

Il neozelandese ha portato come esempio emblematico il weekend del GP di Cina 2025. In quell’occasione, complice una monoposto lontana dalle aspettative e che non soddisfaceva nemmeno Max Verstappen, il team gli chiese di provare delle regolazioni estreme per raccogliere dati utili allo sviluppo.

Secondo Lawson, però, quei test si sarebbero poi trasformati in un’arma a doppio taglio, con i risultati negativi utilizzati per giustificare la scarsa prestazione mostrata in pista.

"Durante il weekend di Shanghai nel 2025 avevamo parlato di provare qualcosa di piuttosto rischioso con la macchina, sia per farmi sentire più a mio agio sia perché, in generale, non eravamo per niente soddisfatti. Max non era contento, e tutti pensavamo che fosse necessario tentare qualcosa di radicale", ha spiegato.

"Era una scommessa: anche se avesse funzionato, sarebbe stato difficile replicarla in gara. Io ne ero consapevole, ma mi è stato presentato come un test utile per il futuro. Partivo ultimo, quindi abbiamo deciso di provarci. Il risultato? Un disastro: la macchina era difficilissima da guidare, distruggeva le gomme e ha compromesso completamente la nostra gara".

Il punto più critico, secondo Lawson, è però arrivato dopo: "Quella prestazione è stata usata contro di me. E questo, indipendentemente da tutto, non lo accetto. Non si può giudicare un pilota in quel modo. È uno sport di squadra, lavoriamo insieme".

Il neozelandese ha poi concluso respingendo anche la narrazione costruita attorno al suo ritorno in Racing Bulls: "Tutto è stato raccontato come se stessi vivendo un momento difficile a livello mentale e che il ritorno fosse per proteggermi. Ma la realtà è ben diversa".

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