Paul Monaghan lascia Red Bull per accasarsi in Cadillac. L’indiscrezione che ha animato il paddock nella giornata di ieri non è banale. Parliamo di uno degli ultimi pilastri del team di Milton Keynes dei due cicli vincenti della scuderia austriaca prima con Sebastian Vettel e, nel recente passato, grazie a Max Verstappen.
Il “Dream Team” allestito da Christian Horner in modo certosino a partire dal lontano 2005 si è sgretolato. Alcune defezioni sono precedenti alla indagine interna nei confronti dell’ex CEO come ad esempio il passaggio di Dan Fallows in Aston Martin che provocò grossi attriti tra le due scuderie nonché uno scontro legale. Lo stesso dicasi per Rob Marshall, Chief Engineering Officier, che a Gennaio del 2024 è entrato a far parte di McLaren. Sicuramente il procedimento interno nei confronti di Horner, fomentato dall’anima austriaca del gruppo Red Bull, ha accelerato l’uscita di diverse figure di spicco a partire da Adrian Newey.
Tuttavia quanto accaduto dopo il licenziamento dello storico team principal inglese è figlio di altre dinamiche. La promozione di Laurent Mekies da Racing Bulls al ponte di comando della scuderia ammiraglia di proprietà del colosso delle bevande energetiche potrebbe non essere stato gradito da chi ambiva da tempo a quella posizione. E’il caso di Jonathan Wheatley che ha realizzato tale ambizione passando in Audi, anche se la gratificazione è durata davvero poco. Poche settimane fa è stato ufficializzato il passaggio di Giampiero Lambiase, storico ingegnere di pista di Max Verstappen, in McLaren a partire dalla stagione 2028. Un movimento che ha fatto scalpore in ragione del profondo legame tra l’ingegnere di origini italiane e il quattro volte campione del mondo. In Formula 1 tutto viaggia velocemente e forse la lunga militanza di tanti professionisti di eccelso profilo deve essere considerata una eccezione. Al netto della permanenza di Max Verstappen, che avrebbe ovviamente gradito stabilità nei ranghi della direzione tecnica, bisognerà monitorare attentamente il futuro a breve termine del team austriaco.

(parte della struttura organizzativa di Red Bull Racing nel 2021)
Gli scenari plausibili sono sostanzialmente tre. Come accennato in precedenza la lunga militanza di tecnici di spessore in Formula 1 nello stesso team è una rarità, pertanto il riassetto organizzativo potrebbe far parte del nuovo programma sportivo della scuderia di Milton Keynes attraverso la crescita delle seconde linee.
Un'altra ipotesi è quello di una scalata di un costruttore che intende entrare in Formula 1. Già nel recente passato Red Bull era stato oggetto delle mire di Porsche che furono rispedite al mittente dal management inglese capeggiato proprio da Horner. Va ricordato che Red Bull è diventato definitivamente un team indipendente grazie alla piena operatività della divisione Powertrains. Un colosso dell’automotive interessato ad entrare nel breve periodo nella massima categoria del motorsport avrebbe tutto il know how in casa, a differenza ad esempio di Cadillac che nelle sue prime stagioni in Formula 1 utilizzerà le unità di potenza di Maranello. Una dinamica molto simile a quella che portò alla fine della esperienza Benetton acquisita poi da Renault.
L’ultima ipotesi, meno suggestiva di tutte, è quella che la capogruppo non abbia l’ossessione del successo ma che continui a restare in Formula 1 perché la categoria è una vetrina globale in continua espansione.

In base a questo assunto Red Bull tornerebbe a essere il team che abbiamo apprezzato prima dell’arrivo di Newey: tanto marketing e pochi risultati. Una presenza allegorica senza alcuna velleità di successo.