Questa volta non è stata pre-tattica o “sandbagging”, come dicono quelli bravi. La pole di ieri nella qualifica sprint di Lewis Hamilton è stata una sorpresa per la Scuderia Ferrari e per i competitor. Il tocco magico del sette volte campione del mondo sulla pista di casa è suffragato da numeri record: 9 vittorie e 14 podi.
Tuttavia le statistiche sembravano non essere sufficienti a compensare il distacco dalle Frecce d’Argento, e non solo. Certamente il formato Sprint ha contribuito a sparigliare le carte. La singola sessione di prove libere ha premiato chi ha svolto meglio i compiti a casa. Va dato atto pertanto alla storica scuderia modenese di aver lavorato in modo eccellente nella fase di “pre-evento”, quando viene deliberato il setup di base al simulatore.
Sin dai primi giri in pista, la SF-26 è stata non solo ben bilanciata, ma ha sciorinato una distribuzione dell’energia ideale, fattore che ha consentito a entrambi i piloti della rossa di essere molto efficaci nel velocissimo terzo settore. Eppure due settimane fa, al Red Bull Ring, proprio nei segmenti rettilinei la Power Unit 067/6 è parsa nettamente in affanno nonostante le migliorie introdotte con il primo gettone ADUO.
Il dato più rilevante delle prime battute del weekend di gara nella culla del motorsport d’oltremanica è stato il fattore imprevedibilità. In una categoria in cui i risultati il più delle volte sono già scritti alla vigilia di ogni evento, l’acuto della Ferrari è stato imponderabile quanto destabilizzante per la concorrenza.
Bastava guardare i volti degli uomini Mercedes per comprendere lo stupore per la prestazione delle rosse. Sì, perché anche Charles Leclerc, nonostante lo scarso feeling con la SF-26, si è piazzato al quarto posto precedendo uno smarrito George Russell.
Probabilmente la concorrenza del Cavallino Rampante riuscirà a correggere il tiro in tempo per la qualifica odierna, in virtù della possibilità di apportare modifiche alla configurazione delle vetture a valle della Sprint Race. Non è da escludere che alcuni team utilizzino la gara corta come una sorta di long run per acquisire i dati necessari a rivedere l’assetto delle vetture.
In passato più volte questa strategia ha consentito a Red Bull di mettere una pezza a weekend iniziati in malo modo, ad esempio in Qatar nel 2024 e in Brasile lo scorso anno. Quel che è certo è che il team di Maranello potrà operare su una base solida ed effettuare il “fine tuning” di un setup che sembra già aver massimizzato il potenziale delle rosse.